Le Pensioni nel 2019 saliranno di importo. Tutte le pensioni, dalle minime a quelle di importo più elevato, perché scatteranno gli aumenti degli assegni previdenziali pagati dall’Inps in base all’inflazione dell’anno precedente come certificata dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). Il tasso di rivalutazione previsto dal decreto è pari all’1,1%, ma il meccanismo adottato non prevede lo stesso tipo di aumento percentuale per tutti i pensionati. Gli assegni pensionistici di fronte a questo aumento perequativo vengono divisi per fasce ed in base a queste che verranno stabiliti gli aumenti da erogare con le pensioni in pagamento nel 2019.

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Oltre alla conferma dell’incremento, il decreto ha ufficializzato il ritorno alle 3 fasce di perequazione, novità che produrrà effetti positivi sempre per quanto riguarda questi aumenti di assegno.

Ecco cosa è cambiato, quali sono le cifre di aumento previste e come cambia il meccanismo che ripetiamo, dovrebbe essere maggiormente vantaggioso per i pensionati. [VIDEO]

Aumenti pieni per le fasce basse

Dell’argomento si sono occupati un po’ tutti i media, dai quotidiani ai settimanali, come “Panorama” per esempio, con un articolo che spiega nel dettaglio cosa accadrà alle pensioni nel 2019. Di quanto aumenteranno le pensioni? L’incremento maggiore sarà appannaggio degli assegni pensionistici più bassi, quelli per intenderci fino a 3 volte il minimo, grosso modo fino a 1.540 euro al mese. Per questi piena perequazione, cioè aumenti pari all’1,1%. Per pensionati al minimo, cioè coloro che percepivano intorno a 507 euro al mese, la perequazione porterà l’assegno previdenziale incassato a 513 euro.

Panorama si spinge a calcolare le cifre di aumento con diversi esempi. Un pensionato con 1.000 euro lordi di pensione mensile, che al netto della tassazione significa percepire qualcosa come 858 euro al mese, percepirà 11 euro di aumento, pari come dicevamo all’1,1%. Sempre al netto questo pensionato arriverà a prendere dal prossimo gennaio 865 euro al mese [VIDEO].

Incrementi ridotti ma solo per la parte eccedente

Come dicevamo, le fasce applicate saranno 3 come prevedeva la legge 388 del 2000. Si torna al vecchio meccanismo, perché viene cestinato il metodo a 5 fasce previsto fino al 2018 per via dell’applicazione della legge 147 del 2013. Quanto si percepirà in più di pensione con il nuovo meccanismo? Un cambiamento molto importante anche perché l’aumento parziale previsto per le fasce superiori a quella fino a 3 volte il minimo sarà solo per la parte eccedente di pensione e non sull’intero importo. La seconda fascia prevista infatti è quella relativa alle pensioni superiori a 3 volte e fino a 5 volte il minimo.

Se il tasso di inflazione è pari all’1,1%, per queste pensioni ci sarà un aumento pari al 90% di questo tasso, cioè pari allo 0,99%. Le pensioni di questa seconda fascia di perequazione sono quelle tra i 1.540 ed i 2.560 euro lordi al mese e pertanto, chi percepisce 1.900 euro lordi al mese, cioè circa 1.460 euro netti, avrà un aumento inferiore in termini percentuali rispetto a quelli della fascia precedente. Per questi soggetti, aumenti di circa 15 euro al mese netti, perché fino a 1.540 euro avranno la rivalutazione piena dell’1,1%, mentre per la parte eccedente, cioè da 1.540 a 1.900 euro la rivalutazione sarà dello 0,99%. Per le pensioni di importo superiore a 2.560 euro lordi al mese invece, l’aumento è pari al 75% dell’1,1%, cioè dello 0,825%. Anche in questo caso, il calcolo è sulla parte eccedente cioè dell’1,1% fino a 1.540 euro, dello 0,99% tra 1.540 e 2.560 euro e dello 0,825% per la parte superiore. Saranno circa 16 euro netti al mese in più per chi percepisce pensioni da 3.000 euro lordi al mese. Per la quota di pensione superiore a cinque volte il trattamento minimo (cioè oltre i 2.560 euro lordi mensili), l’incremento sarà pari invece al 75% del tasso di inflazione, cioè pari allo 0,825%. Chi attualmente guadagna 3mila euro lordi al mese avrà dunque un aumento di circa 30 euro mensili, che scendono a 16 euro al netto delle tasse.