Pernigotti – Sperlari, il matrimonio non s’ha da fare secondo i fratelli turchi Toksöz che, dal 2013, controllano il marchio italiano e, il 6 novembre, hanno comunicato la loro intenzione di chiudere l’ultimo stabilimento italiano Pernigotti a Novi Ligure.

Dall’incontro di oggi a Palazzo Chigi tra il premier italiano Conte, il ministro per lo Sviluppo Economico Luigi di Maio e ZafarToksöz, che con il fratello possiede la storica azienda dolciaria, è arrivata la doccia fredda con un secco “Hayır” (“no” in lingua turca) da parte del gruppo.

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Ottimismo italiano

Ieri sera, alla conclusione dell’incontro, era trapelato un velato ottimismo sulla possibile soluzione della questione Pernigotti. Alcuni rumors avevano lasciato intendere come il gruppo turco fosse disposto a intraprendere una trattativa di vendita, cosa che aveva riportato qualche sorriso tra i lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure, ancora fermi davanti ai cancelli con striscioni di protesta.

Gli stessi che, il 6 novembre scorso, alla comunicazione della chiusura dello stabilimento piemontese, erano scesi in strada a distribuire gratuitamente cioccolatini in segno di protesta e di orgoglio: “Nessuno li fa meglio degli italiani!”

Ad alimentare la speranza dei 100 lavoratori Pernigotti di Novi era stato anche il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, che nei giorni scorsi aveva dichiarato sul suo profilo Twitter come, nel suo confronto con le autorità turche, fosse stata confermata “la disponibilità a trovare un compratore per Pernigotti [VIDEO]”. Una disponibilità che aveva portato Tajani ad aggiungere “Mi auguro che questa nostra eccellenza abbia un futuro italiano a Novi Ligure. Sono ottimista”.

Nella tarda serata di ieri sera, però, era trapelata una certa cautela a velare l’ottimismo di poche ore prima.

Non più conferme sull’intenzione di vendere da parte dei turchi, anzi, la netta frenata da parte del Governo. Questa volta, solo qualche parola sul possibile rilancio del sito produttivo.

Il gruppo Toksöz nega tutto

E oggi arriva pronta la smentita dai turchi con la diffusione di un comunicato stampa in cui viene chiaramente ribadito il no. Pernigotti non è in vendita e questa soluzione non è neppure presa in considerazione. “Né il marchio né la società sono, allo stato attuale, in vendita” fanno sapere dal quartier generale turco, rincarando la dose e confermando la decisione di cessare ogni attività produttiva del sito di Novi Ligure. A questo, va ad aggiungersi l’intenzione di terziarizzare in Italia la produzione, attraverso l’individuazione di eventuali partner potenzialmente interessati all’acquisizione o alla gestione degli asset produttivi di Novi, questo con il tentativo di “ricollocare il maggior numero possibile di lavoratori”.

D’altro canto, però, l’azienda turca ha accolto le richieste del Governo italiano sulla sospensione della procedura fino al 31 dicembre 2018, al fine di permettere la reindustrializzazione del sito produttivo di Novi Ligure, attraverso la nomina di un soggetto terzo con il compito di verificare, analizzare e valutare eventuali opportunità produttive.

Quando ai dipendenti, è stata concordata la richiesta di cassa integrazione per cause di reindustrializzazione, al fine di beneficiare degli ammortizzatori sociali dello Stato Italiano.

Pernigotti: il marchio non è più italiano

Fondata nel 1860, italianissima nel sangue, la Pernigotti S.p.A. nel 2013 passa sotto il controllo della Sanset Food, che fa parte del Toksöz Group della famiglia turca Toksöz. A novembre 2018, la doccia fredda: lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure, l’ultima roccaforte italiana del buon cioccolato ormai “turco”, chiude. Così avrebbe deciso Toksöz Group senza perdersi in troppi convenevoli. In fondo, come sempre accade con l’italian soundings, quel che interessa all’estero è il marchio. Della (ottima) qualità se ne può fare anche a meno.

Uno spiraglio pareva fosse stato aperto dalla cremonese Sperlari, celeberrima a livello nazionale e internazionale per la qualità dei suoi torroni, caramelle e dolci in genere. Un matrimonio possibile e fortemente auspicato dai molti italiani innamorati del cioccolato made-in-italy, così come dello storico marchio Pernigotti [VIDEO]. In fondo, riunire i due marchi avrebbe avuto un altissimo valore storico, dal momento che in passato entrambi furono “fatti della stessa sostanza”, condividendo una storia imprenditoriale comune.

Negli scorsi giorni, era ventilata l’ipotesi che alcuni imprenditori italiani sarebbero stati pronti ad acquisire lo stabilimento di Novi Ligure e rimettere in piedi l’italianità di un prodotto che il mondo ci invidia. Tra i nomi più quotati, la famiglia Piacenza (della nota PiacenzaCachemire) di Biella e Sperlari di Cremona (controllata dal gruppo tedesco Katjies International Gmbh dal 2017).

Rocchino Muliere, sindaco di Novi Ligure, paese del basso Piemonte da sempre forte nella produzione di cioccolato e dolciumi, aveva commentato che, pur in mancanza di comunicazioni ufficiali, si augurava la veridicità della notizia. Notizia che prevedeva l’interesse di Sperlari e l’impegno del premier Conte in un incontro con i fratelli turchi Toksöz.

Da questa mattina, a Novi si respira un’aria diversa. Meno ottimista e più disillusa. Forse, anche perché sta scomparendo il dolce e goloso profumo di cioccolato che si sentiva passando accanto alla fabbrica e che attirava tutti.