Con il maxi emendamento alla legge di Bilancio con il quale il governo ha ottenuto l’ok della UE c’è una misura che va a completare il pacchetto fisco inserito nel decreto fiscale. Si tratta del saldo e stralcio dei debiti con il fisco, misura che sarebbe dovuta entrare nel decreto fiscale insieme a rottamazione delle cartelle e cancellazione di quelle più vecchie. Il saldo e stralcio è misura che già dal nome trae spunto dalla materia finanziaria in senso stretto, quella dei prestiti con istituti di credito e società finanziarie.

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Infatti la misura concede a chi ha debiti con il fisco, di mettersi in regola pagando solo una piccola percentuale del debito complessivo e cancellando definitivamente la posizione debitoria. Il provvedimento prevede tre aliquote da applicare in base alle condizioni di necessità dei contribuenti e delle loro famiglie, utilizzando l’Isee come paramento.

Come funziona il saldo e stralcio dei debiti fiscali

Le cartelle che rientrano nel saldo e stralcio, cioè quelle che possono essere pagate con i lauti sconti offerti sono notificate dal 2000 al 2017.

Escludendo le cartelle la cui richiesta di pagamento deriva da accertamento, possono rientrare nella misura tutte quelle derivanti da un omesso versamento di imposta. Come dicevamo, la possibilità è offerta in misura diversa a seconda delle condizioni reddituali e patrimoniali dei debitori. Le aliquote previste, cioè le percentuali che i contribuenti saranno tenuti a pagare rispetto al debito iniziale saranno tre, il 16%, il 25% ed il 35%. Per rientrare nella misura non bisogna avere un Isee superiore a 20mila euro.

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Le tre aliquote determinano tre fasce distinte di contribuenti a cui è destinato il saldo e stralcio. Il 16% sarà dovuto da soggetti con Isee del nucleo familiare da zero a 8.500 euro. Il 25% sarà dovuto da soggetti con Isee compreso tra 8.501 e 12.500 euro mentre il 35 per chi ha Isee tra 12.501 e 20.000 euro.

Come si presenta domanda di saldo e stralcio?

La domanda per questa misura deve essere effettuata entro il 30 aprile prossimo. I modelli saranno messi a disposizione da Agenzia delle Entrate Riscossione e probabilmente dovranno essere presentate telematicamente.

I tempi tecnici dell’operazione, come riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore” sembrano ben definiti, così come le scadenze di pagamento successive all’approvazione dell’istanza da parte del Fisco. Le Entrate risponderanno ai richiedenti entro la fine di ottobre per permettere a coloro che volessero pagare in unica soluzione di rientrare nella prima scadenza prevista che è il 30 novembre 2019. In alternativa, i contribuenti potranno sfruttare un piano dilazionatorio in 5 rate, con la prima pari al 35% del debito da pagare da onorare sempre entro il 30 novembre.

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Le altre rate saranno di importo inferiore, con la seconda in scadenza entro la fine di marzo 2020 che sarà pari al 20% del debito. Le tre successive, quella di luglio 2020, marzo 2021 e luglio 2021, saranno tutte pari al 15% del debito residuo. Per le rate occorre ricordare che verrà applicato un interesse pari al 2% annuo e che il debito residuo da pagare, cioè l’applicazione delle aliquote rispetto alla richiesta iniziale contenuta nelle cartelle, sarà al netto di interessi e sanzioni originariamente caricate nei ruoli.