Gli azionisti hanno approvato l’accordo di acquisizione della società biotech Celgene Corp da parte di Bristol-Myers Squibb (BMS). Con il risultato di avere un gruppo farmaceutico con una capitalizzazione di 130 miliardi di dollari, una torta suddivisa tra gli azionisti BMS (69%) e Celgene (31%). Il nuovo gruppo Pharma diventa così leader in due settori strategici, l’oncologico e il cardiologico.

Un parto difficile

Come spesso accade negli affari, non sempre tutti i protagonisti sono d’accordo.

Anche per questa storica intesa c’è stato chi, fino all'ultimo, ha tifato per il no deal. Starboard Value, principale azionista/investitore di BMS, non ha visto di buon occhio questa intesa ritenuta rischiosa, sia perché particolarmente onerosa sia per le criticità che si celerebbero dietro la pipeline della biotech del New Jersey.

Nonostante due mesi di trattative, venerdì scorso solo il 75% degli azionisti BMS si è pronunciato sull'accordo che comunque diventerà pienamente operativo nel terzo trimestre dell’anno.

Ovviamente anche gli azionisti Celgene si sono pronunciati su questa fusione, con oltre il 70% a favore. Si tratta di un’operazione da 75 miliardi, un vero record in campo farmaceutico, senza precedenti, per un giro di affari complessivo che già nel 2010 superava i 44 miliardi di dollari.

Al settimo posto nella top ten

Prima di questa fusione la classifica mondiale delle dieci Big Pharma era rappresentata al primo posto dall'americana Pfizer (~ 53,7 miliardi di dollari), seguita dalla farmaceutica svizzera Roche (~ 45,6 miliardi), l’americana Johnson & Johnson (~ 40,7 miliardi), la francese Sanofi (~ 39,3 miliardi), e un'altra americana, Merck Sharp & Dohme - MSD (~ 37,7 miliardi), ancora una svizzera, la Novartis (~ 34,9 miliardi), le americane Abbvie (~ 32,8 miliardi) e Amgen (~ 23,7 miliardi), la britannica GlaxoSmithKline – GSK (~ 23 miliardi) e appunto la BMS (~ 22,6 miliardi).

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La BMS era entrata in questa top ten grazie ad un incremento di fatturato nell'ultimo anno di oltre l’8%. Ora, secondo gli analisti, con questa operazione la nuova company BMS/Celgene – che non sappiamo ancora se manterrà il vecchio brand oppure ne conierà uno ibrido o uno del tutto inedito – andrebbe a collocarsi in settima posizione.

Grazie anche ad un italiano

L’italiano Giovanni Caforio, 53 anni, laurea in Medicina presa all'Università La Sapienza di Roma, è da maggio 2015 CEO (Chief Executive Officer) ovvero l’Amministratore Delegato della BMS.

Posizione che in precedenza era occupata da Lamberto Andreotti, figlio dell’ex Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti. Un uomo d’industria Caforio che in precedenza aveva lavorato per un’altra big Pharma, Abbott Lab, è dal 2000 passato in BMS ed è attualmente uno tra i manager più pagati al mondo. Secondo Bloomberg, nel 2017 tra stipendio, stock option e compensi vari Giovani Caforio avrebbe incassato oltre 18 milioni e 680 mila dollari.

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