La pubblicazione dell'ultimo dato ISTAT è stata diffusa con un certo ottimismo dalla stampa italiana, che si è concentrata sul calo della disoccupazione e l'aumento dell'occupazione. La prima ha registrato il livello minimo degli ultimi 7 anni toccando il 9.7%, mentre la seconda con un tasso del 59,2% raggiunge il livello più elevato da quando il dato viene registrato.

Dietro questi dati in apparenza positivi, ci sono tuttavia delle dinamiche complesse, in particolare, occorre considerare l'influenza dei trend demografici.

Quando guardiamo alla crescita del tasso di occupazione, dovremmo tenere presente che esso è calcolato come rapporto tra il numero di occupati e la popolazione in età lavorativa. Dunque, come ricordato anche da Tito Boeri, ex presidente INPS in un commento a Repubblica, il tasso di occupazione può crescere anche a causa della riduzione della popolazione in età lavorativa. Quest'ultima grandezza in Italia si riduce a causa dell'invecchiamento della popolazione, della quota rilevante di giovani che emigrano e del numero insufficiente di nuovi nati.

Guardando al tasso di occupazione per fascia di età, l'Economista Francesco Seghezzi fa rilevare che tra i giovani tra 15 e 24 anni il tasso di occupazione è solo del 18% (a fronte di un 27% registrato nel 2004) mentre la media OCSE si attesta al 42%, paesi come UK e USA sono sopra il 50%, mentre tra i paesi mediterranei solo la Grecia fa peggio di noi con il 13.7% mentre la Spagna è al 21.7% e il Portogallo al 28.4%

Il calo della disoccupazione

Considerando che il calo nei nuovi disoccupati è di circa 29mila unità, che di queste 28mila sono attribuibili alla fascia di età 15-24 anni e che si registra parimenti un aumento degli inattivi di circa 28mila unità, è facile capire come il calo della disoccupazione sia di fatto imputabile alla rinuncia da parte dei giovani alla ricerca di un lavoro, piuttosto che a un reale aumento dell'occupazione.

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Il blog Phastidio sintetizza questi dati sostenendo che gli ultimi dati sulla disoccupazione risultano fortemente influenzati dal rumore statistico della coorte tra 15 e 24 anni, che fa registrare i dati più volatili. Ultima riflessione merita la lettura del dato sull'occupazione in relazione alla crescita economica stagnante. Come evidenziato dal think tank Tortuga, l'andamento del pil aggiuntivo diviso per il numero di nuovi occupati tendenziali si registra un aumento di soli 10 mila medi che diventa negativo negli ultimi 2 trimestri.

Questo implica che la produttività del lavoro diminuisce.

Riepilogando, la discesa del tasso di disoccupazione, va analizzata alla luce dei flussi di transizione dallo stato di disoccupato a quello di inattivo, mentre la crescita del tasso di occupazione (che rimane basso rispetto agli standard internazionali) va letta tenendo conto dei trend demografici sulla popolazione in età lavorativa.

Dunque i dati sull'occupazione in apparenza positivi registrati nel breve termine, peraltro con oscillazioni rilevanti tra un periodo e l'altro, non devono distogliere l'attenzione dal fatto che i nuovi posti di lavoro apportano un basso valore aggiunto e che questa è una determinante cruciale del basso livello di crescita economica del paese.

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