L'ultimo trimestre dell'anno è tipicamente il periodo nel quale si registrano i volumi più elevati per le dismissioni di crediti problematici. Quest'anno, secondo la società di consulenza PWC, potrebbero esserci operazioni per un controvalore complessivo di 36 miliardi.

Le motivazioni principali alla base di questa nuova ondata di cessioni andrebbero ricercate nelle prospettive di scarsa o nulla crescita economica per il nostro Paese (se non di vera recessione), nella concreta possibilità che i tassi di interesse restino negativi o comunque prossimi allo zero e nella volontà di approfittare del rinnovo della GACS (garanzia statale sugli attivi cartolarizzati).

Prosegue la ristrutturazione del settore bancario

Nonostante i rilevanti sforzi per ridurre lo stock di crediti deteriorati, che si è più che dimezzato dal picco del 2015, le consistenze rimangono elevate rispetto agli standard degli altri paesi EU, come rilevato dall'agenzia di Rating Moodys, lo scorso luglio. Dunque occorre perseverare nel percorso di pulizia dei bilanci degli istituti di credito bancari.

A tal fine le due direttrici principali riguardano l'impiego della GACS per la realizzazione di nuove operazioni di cartolarizzazione, strumento determinante che supportato poco meno della metà delle operazioni realizzate negli ultimi anni e il focus sui crediti classificati come UTP (unlikely to pay), ossia caratterizzati da un minore grado di deterioramento della qualità del credito.

Con riferimento a quest'ultima tipologia di crediti, si segnalano le iniziative avviate da Intesa Sanpaolo, che ha sottoscritto un accordo strategico con Prelios per la cessione di 3,5miliardi di crediti e l'affido in outsourcing di ulteriori 3,5 miliardi e il fondo promosso da SGA (Società Gestione Attivi, integralmente controllata dal ministero del tesoro) che prevede il conferimento di crediti da parte di 4 o 5 istituti di dimensioni medie e la contestuale sottoscrizione di quote in modo da consentire il deconsolidamento dei crediti.

Incertezza politica e prospettive economiche

Ulteriore elemento di attenzione è caratterizzato dalla crisi politica avviata nel mese di Agosto che dovrebbe nei prossimi giorni portare alla costituzione di un nuovo governo sostenuto da M5S e Partito Democratico. Osservando l'andamento dello spread nei giorni delle trattative tra le due forze politiche, è possibile argomentare che il nuovo Governo venga percepito da parte degli operatori finanziari come meno rischioso per la stabilità economica del paese.

Va tuttavia considerato che i principali squilibri macroeconomici che caratterizzano il nostro Paese, dall'elevato rapporto Debito/Pil alla sostenibilità del sistema pensionistico a fronte degli attuali trend demografici, non sembrano rientrare nell'agenda di nessuno dei principali partiti politici. Dunque, appare opportuno che gli istituti di credito cerchino di prepararsi per scenari economici potenzialmente avversi, con scarsa o nulla crescita economica e persistenti criticità nel conciliare il presidio dei conti pubblici con la permanenza in carica di un governo stabile.

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