L'ISTAT ha pubblicato i dati provvisori delle rilevazioni campionarie sugli occupati alla data del 30 agosto 2019. Rispetto al mese precedente il dato risulta stabile (calo marginale di sole 1000 unità) con un tasso di occupazione che si attesta al 59,2%

Da sottolineare il dato sulle persone in cerca di occupazione che risultano in calo di -87mila unità nell'ultimo mese per una riduzione del -3.4%

Come evidenziato dall'economista Francesco Seghezzi, presidente della fondazione ADAPT, il dato sugli inattivi va tenuto in considerazione per per leggere in modo critico la diminuzione nel tasso di disoccupazione, in apparenza positiva.

L'apparenza positiva di alcuni indicatori

I dati dell'ultimo aggiornamento ISTAT sembrerebbero positivi ad un esame superficiale, con un tasso di occupazione storicamente elevato al 59,2% e un tasso di disoccupazione in calo al 9,5%. In realtà questi due indicatori risultano negativi quando si osservano in maggiore dettaglio le dinamiche che li hanno determinati.

Per quanto riguarda il tasso di occupazione, va tenuto conto che la forza lavoro, nel periodo di riferimento è calata di 90mila unità pertanto l'aumento nel rapporto risulta determinato dalla riduzione del denominatore.

Inoltre, per quanto riguarda la disoccupazione occorre rilevare che a fronte di una riduzione di 87mila unità tra i disoccupati si registra un aumento degli inattivi pari a 73mila unità.

Anche osservando la disoccupazione giovanile, il calo registrato al livello del 27,1% va letto assieme all'aumento del tasso di inattività e al calo del tasso di occupazione, che scende dello 0,4% tratteggiando un quadro tutt'altro che positivo.

Dunque il dato più rilevante da tenere in considerazione riguarda l'elevato numero di persone che smettono di cercare un'occupazione e migrano dallo stato di disoccupati a quello di inattivi.

Ulteriori considerazioni

L'unica fascia demografica nella quale si osservano dinamiche positive è quella degli over 50 dove si assiste simultaneamente ad un calo della disoccupazione (-4,3%), una riduzione degli inattivi (-1,7%) e un aumento degli occupati (+1,3%).

In generale quello che emerge è un quadro di sostanziale stagnazione, nel quale gli indicatori migliorano solo perché si riduce la popolazione di riferimento complessiva sulla quale vengono calcolati. Il dato più rilevante è anche quello che dovrebbe preoccupare di più: l'elevato numero di persone, su tutte le fasce di età, che decide di abbandonare la ricerca di un lavoro. Dal punto di vista demografico, la fascia degli ultracinquantenni è l'unica che presenta elementi di dinamismo riuscendo a migliorare occupazione e disoccupazione, riducendo al contempo anche gli inattivi.

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