Con il decreto Crescita, il n° 34 del 30 aprile 2019, sono state apportate sostanziali modifiche in materia di Isee, l'Indicatore della situazione economica equivalente che molte famiglie utilizzano per accedere alle più svariate prestazioni assistenziali. Le modifiche più importanti riguardano la versione corrente dell'indicatore. In particolare, vengono estese le tipologie di casi in cui l'Isee corrente può essere richiesto.

Non meno importante inoltre è l'estensione della durata di validità di questo Isee. Ecco le novità spiegate dal nuovo messaggio 3835 del 23 ottobre 2019 da parte dell'Inps.

Requisiti meno rigidi

Con il decreto Crescita l'obiettivo delle modifiche Isee è stato quello di rendere meno rigidi i requisiti per ottenere l’indicatore provvisorio che tra l'altro sarà utile anche ai potenziali nuovi richiedenti del reddito di cittadinanza.

Le variazioni normative dell'indicatore si rivolgono ai contribuenti per i quali sono mutate negativamente le situazioni lavorative o reddituali negli ultimi mesi. L'Isee corrente in effetti è la versione dell'indicatore che tiene conto delle ultime mutazioni reddituali dei cittadini. La prima novità riguarda il periodo di validità dell'Isee corrente che proprio il decreto Crescita ha cambiato portandolo da 2 a 6 mesi.

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L'Isee in linea generale fa riferimento ai redditi di un nucleo familiare relativi ai due anni antecedenti la presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica che altro non è che il modello di richiesta dell'Isee stesso. In pratica, per ottenere quello del 2019, i redditi utili sono quelli che il contribuente ha dichiarato al Fisco con 730 2018, Unico 2018 o con la Cu 2018, ossia, i redditi prodotti nel 2017.

Evidente che ci sia mancanza di attualità in queste dichiarazioni perché dal 2017 molte cose possono essere variate in capo ad una famiglia, a partire dalla perdita del lavoro per esempio. Dal mese scorso anche la situazione patrimoniale di una famiglia, altro fattore determinante in materia Isee, deve essere quella dei due anni precedenti la Dsu. L'Isee corrente serve proprio ad ovviare la carenza di veridicità dei dati rispetto alla attuale situazione di un nucleo familiare. In presenza di eventi negativi come possono essere la perdita del lavoro o la variazione reddituale di una famiglia, c'è l'Isee corrente.

Quando si può richiedere l'Isee corrente

La normativa vigente offre quindi la possibilità per chi è stato vessato da eventi negativi di poter richiedere l'Isee corrente, quello basato sugli ultimi 12 mesi o addirittura agli ultimi 2 mesi nel caso in cui un lavoratore a tempo indeterminato sia stato oggetto di una improvvisa e repentina perdita del posto di lavoro. Prima delle novità introdotte dal Dl Crescita, l'Isee corrente era richiedibile solo al verificarsi di due eventi concomitanti e cumulativi.

Bisognava aver visto ridursi di almeno il 25% la situazione reddituale del proprio nucleo familiare ed allo stesso tempo aver perduto il lavoro (non necessariamente il dichiarante, ma anche gli altri componenti la famiglia) nei 18 mesi precedenti la Dsu. Con le modifiche di cui dà notizia l'Inps nel messaggio, adesso i due elementi diventano alternativi, cioè non è necessario che si verifichino entrambi.

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