Per la serie BlastingTalks, intervistiamo Christian Padovan, founder e Ceo di Wash Out. La start-up offre un servizio di lavaggio auto e moto a domicilio che consente di risparmiare tempo e di rispettare l’ambiente.

BlastingTalks è una serie di interviste esclusive con business e opinion leader nazionali e internazionali per capire come la pandemia di Coronavirus abbia accelerato il processo di digitalizzazione e come le aziende stiano rispondendo a questi cambiamenti epocali. Leggi le altre interviste della serie sul canale BlastingTalks Italia.

Partiamo dall’idea che ha portato alla fondazione di Wash Out: da dove è arrivato lo spunto per dare il via a un servizio di lavaggio a domicilio?

Lo spunto è arrivato da Dubai, dove uno dei founder quando portava l’auto nei centri commerciali trovava sempre qualcuno che si occupava del lavaggio. Si era reso conto che durante lo svolgimento del servizio non si produceva nessuno scarto al suolo: da quel contesto abbiamo scoperto la possibilità di usare prodotti waterless. Partendo da questa intuizione, ci è venuta l’idea di innovare un mercato che era fermo da 50 anni. Basti pensare che facendo una veloce ricerca su Google si trovano vecchie fotografie di autolavaggi italiani con gli stessi rulli e a cui oggi si è aggiunto solo qualche led sulle strutture.

Ma come funziona a livello pratico il vostro servizio?

A livello pratico abbiamo digitalizzato l'intera esperienza d'uso tramite la nostra app dove, l’utente registra il proprio garage virtuale inserendo i mezzi di cui dispone (auto e moto).

Quando si vuole beneficiare del servizio basta indicare luogo e orario, si paga in app e arriva un Washer sul posto a effettuare il lavaggio. Laddove c’è la necessità e volontà di occuparsi anche dell’interno bisogna aprire il veicolo, però stiamo lavorando anche a qualche innovazione da questo punto di vista: consideriamo, ad esempio, che stanno diventando sempre più comuni le vetture che si aprono da remoto e ci sono alcuni clienti che ci scrivono nelle note che apriranno le portiere direttamente dall’app della loro macchina.

In che modo scegliete le persone che lavorano per voi e quale percorso professionalizzante seguono?

Proprio adesso stiamo effettuando un’innovazione anche in questo processo, digitalizzando la fase di selezione del personale. Fondamentalmente, cerchiamo professionisti, che seguono poi un training in cui insegniamo loro a utilizzare la tecnologia waterless alla base del nostro servizio principale, ma anche a effettuare gli altri servizi che abbiamo aggiunto in ottica di car care e che prevediamo di implementare ulteriormente nei prossimi mesi.

Esistono dei rischi rispetto alla cura della moto o della vettura durante il lavaggio per coloro che scelgono i vostri servizi?

Proprio per il training accurato svolto dal personale e per la natura dei prodotti impiegati di altissimo livello (ci riforniamo solo da aziende italiane) non c’è assolutamente alcun rischio. Anzi, il lavaggio è eseguito a mano e quindi è ancora più delicato di quello tradizionale.

Oltre alla possibilità di risparmiare tempo, tra i vantaggi che citate c’è anche il fattore ambientale: può spiegarci in che senso?

È una delle caratteristiche principali di cui siamo molto fieri. All’inizio questo aspetto non era emerso moltissimo, perché i nostri clienti si concentravano soprattutto sul risparmio di tempo nel ricorrere ai nostri servizi.

Ma nel tempo si è consolidata anche la consapevolezza verso la natura dei prodotti che impieghiamo, ecologici e biodegradabili. Oltretutto non c’è spreco d’acqua, mentre negli autolavaggi tradizionali si impiegano mediamente 160 litri per ogni lavaggio.

Passiamo alla recente crisi dettata dalla diffusione del coronavirus: qual è stato l’impatto sulla vostra attività in generale e sul vostro modo di lavorare?

Ci siamo dimostrati molto resilienti perché abbiamo preso quella che era un’attività di solo lavaggio e pulizia e l’abbiamo fatta diventare anche un’attività di sanificazione. Nei mesi peggiori del lockdown siamo quindi riusciti a crescere con questa attività aggiuntiva, soprattutto verso le flotte aziendali e nei confronti delle aziende, a cui abbiamo permesso di continuare a operare in sicurezza.

Infine, tenendo conto di quanto appena evidenziato, quali sono le sfide e le opportunità che ritiene dovrete affrontare nel prossimo futuro durante questa difficile fase di ripresa dall’emergenza sanitaria ed economica e quali strategie avete intenzione di attuare?

Nonostante la recente acquisizione da parte del gruppo Telepass abbiamo il piacere di rimanere una start up. La sfida più grande resta di continuare a crescere nei prossimi mesi e anni. Come detto in precedenza, siamo stati resilienti e quindi siamo riusciti a non venire meno neanche nel momento peggiore dell’emergenza. Siamo ottimisti, più si va avanti e più la sfida diventa difficile, è chiaro, ma è una sfida alla quale stiamo rispondendo particolarmente bene e abbiamo quindi grandi aspettative per il futuro.

A riprova del fatto che stiamo spingendo sulla crescita, stiamo cercando una cinquantina di ulteriori Washer da inserire nel nostro organico su tutte le città dove operiamo (Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Monza) e anche su Brescia e Bergamo, dove arriverà presto il nostro servizio.

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