La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l'Italia per la disciplina del Golden power applicata alle banche. Con una lettera di messa in mora, Bruxelles contesta che il Governo possa condizionare, in modo ampio, fusioni e acquisizioni tra istituti di credito e chiede un adeguamento della normativa nazionale.
Il quadro giuridico dei poteri speciali nel credito
Il Golden power consente al Governo di intervenire in settori strategici imponendo condizioni, limiti o veti su operazioni giudicate sensibili per la sicurezza nazionale e la stabilità economica.
Negli ultimi anni il perimetro è stato esteso al comparto bancario, includendo gli intermediari di rilevanza sistemica e le operazioni straordinarie che incidono sulla struttura del sistema del credit. L'obiettivo dichiarato è mantenere un presidio pubblico su snodi essenziali per il finanziamento dell'economia reale e per la difesa degli asset interni.
Il caso UniCredit-Banco Bpm come banco di prova
Il confronto con Bruxelles matura sullo sfondo dell'operazione ipotizzata da UniCredit su Banco Bpm, rispetto alla quale il Governo ha esercitato i poteri speciali fissando condizioni che hanno contribuito allo stop del progetto.
La vicenda ha mostrato come l'intervento politico possa orientare in modo decisivo il risiko bancario interno.
Per la Commissione, un uso così incisivo dei poteri speciali rischia di interferire con le competenze europee in materia di vigilanza bancaria e di libera circolazione dei capitali, introducendo margini di incertezza per gli operatori.
Le prossime tappe della procedura e i margini di adeguamento
La lettera di messa in mora costituisce il primo passaggio formale della procedura di infrazione e apre un dialogo strutturato tra Roma e Bruxelles. L'Italia dispone, in via generale, di due mesi per rispondere alle contestazioni, illustrare l'applicazione concreta della normativa e indicare eventuali interventi correttivi. Se la replica non sarà ritenuta sufficiente, la Commissione potrà emettere un parere motivato e, in ultima istanza, deferire il caso alla Corte di giustizia, con possibili ricadute sull'assetto futuro dei poteri speciali nel settore bancario.
Ora quindi il Governo è chiamato a conciliare la tutela degli interessi nazionali e dei risparmiatori con l'esigenza europea di regole più prevedibili per gli investitori.
Impatti su risparmiatori e sistema Paese
La controversia non riguarda solo i rapporti istituzionali tra Roma e Bruxelles, ma tocca direttamente il funzionamento del mercato creditizio. Un quadro normativo chiaro sui poteri speciali incide sulla capacità delle banche di aggregarsi, raccogliere capitali e sostenere famiglie e imprese nel medio periodo. Un eccesso di discrezionalità potrebbe scoraggiare investimenti esteri, mentre una disciplina troppo permissiva rischierebbe di esporre le infrastrutture finanziarie a scalate considerate ostili.
L'esito della procedura definirà quindi il perimetro entro cui lo Stato potrà continuare a esercitare un ruolo di presidio, senza compromettere la competitività del sistema bancario italiano all'interno dell'Unione.