Un articolo del Wall Street Journal, rilanciato nelle scorse ore anche dalla newsletter TLDR, presenta un quadro preoccupante per i laureati del 2026: il mercato del lavoro si prospetta tra i peggiori degli ultimi cinque anni. Il giudizio emerge da un sondaggio condotto dalla National Association of Colleges and Employers (NACE), in cui la maggior parte delle imprese valuta le prospettive occupazionali come «poor» o «fair», il livello più basso mai registrato fuori dal periodo pandemico.

In particolare, il sondaggio, realizzato tra l’8 luglio e il 22 settembre 2025 su 183 datori di lavoro, mostra che oltre la metà degli intervistati esprime un outlook negativo sul mercato per i neolaureati 2026.

Questo scenario si inserisce in un contesto già teso: secondo uno studio del WSJ pubblicato a fine novembre 2025, il numero di annunci di lavoro full‑time è calato del 16% rispetto all’anno precedente, con un aumento di richieste per offerta pari al 26% tra i laureandi della classe 2026.

La flessione delle opportunità entry‑level

Tale riduzione del numero di opportunità non è solo numerica, ma anche qualitativa. Un’analisi del WSJ pubblicata a fine luglio 2025 evidenzia come l’intelligenza artificiale stia sostituendo compiti tradizionalmente affidati ai giovani laureati, riducendo l’interesse delle aziende verso candidati senza esperienza. Spesso le nuove leve vengono scavalcate da AI in ruoli di base, mentre molte imprese stanno eliminando programmi di inserimento e formazione pensati per i neoiscritti.

Questo fenomeno è particolarmente marcato nei settori tecnologici, finanziari e del marketing, dove la concorrenza tra candidati è inasprita e le aspettative su competenze avanzate — come la familiarità con l’AI e il pensiero critico — sono sempre più elevate. Secondo alcune analisi, le assunzioni entry‑level sono diminuite del 15%, mentre le candidature per singola posizione sono aumentate del 30%, illustrando una contrazione strutturale del mercato del lavoro per i neolaureati.

Un mercato stagionale già sotto pressione

Il quadro si era già delineato nei mesi precedenti: ad aprile 2025, il WSJ descriveva un mercato in sofferenza, con molte aziende che avevano mantenuto piani di assunzione stabili o inferiori alle previsioni.

Il tasso di disoccupazione tra laureati di età compresa tra i 22 e i 27 anni aveva raggiunto il 5,8%, in rialzo significativo rispetto al 4,8% di inizio anno.

In definitiva, il 2025 era già percepito come un anno difficile per le assunzioni: le classi successive, in particolare il 2026, sembrano essere avviate verso un mercato ancora più sfidante.

Trend strutturali e strategie per adattarsi

Dietro questo scenario ci sono trend strutturali profondi: l’automazione dei processi di base e l’adozione di AI stanno sminuendo il tradizionale contratto non scritto tra aziende e laureati, basato sull’offerta di formazione e esperienza in cambio di manodopera a basso costo.

Per affrontare la situazione, alcuni esperti suggeriscono che i neolaureati scelgano settori più stabili — come sanità e finanza — dove le assunzioni non sono ancora tanto compromesse.

Altri sottolineano l’importanza di costruire reti di contatti solide e rafforzare le soft skill, come la resilienza, la capacità di adattamento e la comunicazione, divenute discriminanti in un mercato dominato da competenze tecniche avanzate.

Infine, emerge l’urgenza per le aziende di ripensare i programmi formativi: il mentoring e lo sviluppo personale potrebbero riparare, almeno in parte, i vuoti lasciati dalla diminuzione delle opportunità tradizionali sul campo.

In sintesi, il mercato del lavoro per la classe 2026 è disegnato su uno sfondo complesso: tra AI, hiring stagnante e disoccupazione in rialzo, i laureati si trovano di fronte alla necessità di reimmaginare strategie di ingresso nel mondo professionale.