L'apertura dei mercati di lunedì 24 registra uno spread tra Btp decennali e Bund tedeschi stabile intorno a 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano poco sopra il 3,4% e quello del titolo tedesco in area 2,7%. Il dato arriva a ridosso della decisione di Moody's, che venerdì 21 novembre ha alzato il rating sovrano dell'Italia da Baa3 a Baa2, con outlook riportato a "stabile". Si tratta del primo upgrade sul debito italiano da oltre vent'anni, dopo anni trascorsi sull'ultimo gradino dell'investment grade. La combinazione tra miglior giudizio sul merito di credito e differenziale contenuto riduce il premio al rischio richiesto dai mercati per finanziare il Tesoro.
Il nuovo giudizio di Moody's
L'agenzia ha rivisto il rating dell'Italia a Baa2, un livello che allontana il Paese dalla fascia più vicina al "non investment grade" e riallinea in parte la posizione rispetto alle altre principali agenzie internazionali. Nella motivazione viene indicata una combinazione di fattori: maggiore stabilità politica, continuità delle politiche di bilancio, avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza e tenuta del sistema bancario e del settore privato. Il passaggio dell'outlook da "positivo" a "stabile" segnala, secondo la prassi delle agenzie, un quadro in cui i rischi appaiono più bilanciati: da un lato il percorso di rientro del deficit verso il 3% del Pil e l'obiettivo di avviare la riduzione del rapporto debito/Pil a partire dal 2027, dall'altro le criticità strutturali legale a invecchiamento demografico e livello ancora elevato dell'indebitamento pubblico.
Spread, rendimenti e costo del debito
Sul fronte di mercato, lo spread in area 74 punti base riporta il differenziale su libelli vicini a quelli precedenti alla crisi dei debiti sovrani, con una volatilità contenuta nelle sedute successive all'annuncio. Il Btp decennale tratta intorno al 3,4-3,5%, mentre il Bund tedesco oscilla poco sotto il 2,7%; il differenziale resta dunque compresso nonostante rendimenti ancora superiori a quelli della fase pre-pandemica. La riduzione del costo di finanziamento si traduce in un alleggerimento della spesa per interessi sulle nuove emissioni, con effetti che si distribuiscono nel tempo man mano che il Tesoro sostituisce i titoli in scadenza. Secondo le analisi diffuse in queste ore, un differenziale stabile su questi livelli contribuisce a riportare il servizio del debito su binari più sostenibili e apre margini, almeno teorici, per una riallocazione di risorse verso altre voci di bilancio, fermo restando il vincolo delle regole europee in via di revisione.
Investitori esteri e prospettive di finanza pubblica
L'upgrade amplia potenzialmente il bacino di investitori che possono detenere Btp, in particolare tra i gestori internazionali con mandati più restrittivi sui titoli prossimi alla soglia "non investment grade". Le prime reazioni degli operatori indicano un interesse crescente per il debito italiano come strumento in grado di offrire rendimento reale positivo in un contesto di rischio percepito in calo. Sul piano delle politiche di bilancio, il Governo indica come obiettivo il rientro del disavanzo sotto il 3% del Pil entro il 2025, passaggio necessario per l'uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo nella seconda metà del 2026. Le valutazioni delle agenzie richiamano però la necessità di consolidare la crescita potenziale attraverso riforme strutturali e piena attuazione del Pnrr: in assenza di un passo stabile dell'economia, il sentiero di rientro del debito resterebbe esposto agli shock di mercato.
In definitiva, il miglioramento del rating e lo spread sotto controllo fotografano una fase di minore tensione sui titoli italiani, ma non chiudono il cantiere della finanza pubblica: gli snodi che determineranno, nei prossimi anni, la permanenza dell'Italia nella parte alta dell'investment grade.