Nella Manovra di bilancio 2026 spunta una nuova voce destinata a far discutere, la maggioranza parlamentare ha infatti proposto un emendamento che introdurrebbe un contributo fisso di 2 euro su ogni spedizione di valore inferiore a 150 euro. La misura punta ufficialmente a rafforzare i controlli doganali e a difendere il Made in Italy, in particolare nel settore della moda, messo sotto pressione dall’ultra fast fashion e dalle piattaforme di e-commerce internazionali. Ma dietro l’obiettivo dichiarato si intravede anche la necessità di trovare nuove risorse per finanziare gli interventi di bilancio.
Una tassa sui piccoli pacchi per far quadrare i conti
La Legge di Bilancio 2026 si muove su un equilibrio delicato: mantenere alcune promesse e rinunciare ad aumenti fiscali impopolari significa dover compensare altrove.
Così entra in scena l’ipotesi di un contributo sulle spedizioni di piccolo importo. Un bacino enorme, considerando che la gran parte dei pacchi che circolano in Europa e in Italia ha un valore inferiore alla soglia dei 150 euro.
L'annuncio del ministro Urso
A chiarire la filosofia dell’intervento è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un messaggio inviato all’assemblea di Confesercenti. L’idea è introdurre un contributo di 2 euro per le spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-UE, destinando le risorse al potenziamento dei controlli doganali.
Secondo il ministro, la misura rientra in un pacchetto di iniziative pensate per proteggere gli operatori della moda e contrastare l’arrivo sul mercato di prodotti a basso costo e spesso di scarsa qualità, con effetti negativi su imprese, consumatori e ambiente.
Dazio o imposta: il nodo giuridico
La proposta, però, incontra subito un ostacolo tecnico. Se il contributo fosse applicato esclusivamente alle merci provenienti da fuori dall’Unione Europea, assumerebbe di fatto la natura di un dazio. E la politica doganale è competenza esclusiva di Bruxelles: l’Italia non può introdurre autonomamente dazi sulle importazioni. L’alternativa è configurare il prelievo come una tassa. In questo caso, però, il contributo finirebbe per colpire tutte le spedizioni in entrata e in uscita dal territorio nazionale, incluse quelle all’interno del mercato unico europeo e persino il commercio interno, ampliando l’impatto ben oltre l’obiettivo iniziale.
Confesercenti: concorrenza squilibrata nell'e-commerce
Il tema non è nuovo per Confesercenti, che da tempo denuncia lo e le micro e piccole imprese che operano sul territorio. I numeri sono significativi: nel solo ultimo anno, i pacchi consegnati hanno superato quota un miliardo, con una media di 18 spedizioni per residente.
L’associazione chiarisce di non considerare l’online un nemico, ma ritiene indispensabile una strategia per riequilibrare il mercato. Tra le ipotesi avanzate c’è proprio una tassa sulle micro spedizioni, pensata per avvicinare il trattamento fiscale delle vendite online a quello dei negozi fisici e incentivare i consumi locali.