L’intesa commerciale tra Unione europea e Stati Uniti finisce in congelatore. A Strasburgo il Parlamento europeo ha ufficializzato la sospensione dell’accordo con Washington, rinviando il via libera politico a tempo indeterminato. Una scelta motivata dalle nuove minacce di dazi avanzate da Donald Trump, considerate da Bruxelles una rottura del patto siglato la scorsa estate. A dare l’annuncio è stato il presidente della commissione Commercio internazionale dell’Eurocamera, che ha confermato: “Con queste ultime dichiarazioni, l’accordo è stato violato”.
Il riferimento è alle pressioni esercitate dall’ex presidente americano attraverso lo strumento tariffario, ritenute dall’Ue inaccettabili. Secondo il Parlamento europeo, l’utilizzo dei dazi come leva politica, in particolare nel dossier Groenlandia, rappresenta “un attacco diretto alla sovranità economica e territoriale dell’Unione”. Per questo motivo, la procedura di ratifica resterà bloccata finché non ci sarà “piena chiarezza” sulle intenzioni statunitensi. Il presidente della Commissione Commercio non ha escluso ulteriori contromisure, dalla possibile riattivazione dei dazi europei su una lista di prodotti Usa, congelati dopo l’intesa di luglio, fino all’impiego dello strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka” comunitario pensato per rispondere a pressioni economiche di Paesi terzi.
La retromarcia di Trump sui dazi
Nelle ore successive, però, è arrivato un parziale cambio di rotta da Washington. Nella serata del 21 gennaio, Donald Trump ha annunciato che non scatteranno dal 1° febbraio i dazi contro i Paesi europei, inizialmente evocati nel contesto della Groenlandia. L’annuncio è stato affidato a Truth, il social del tycoon, dopo un incontro definito “costruttivo” con il segretario generale della Nato Mark Rutte. La decisione è stata accolta con favore anche a Roma. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato come la sospensione delle tariffe vada nella direzione auspicata dall’Italia: “È fondamentale continuare a puntare sul dialogo tra Nazioni alleate”.
L'accordo di luglio in Scozia
Il braccio di ferro affonda le radici nell’intesa raggiunta lo scorso luglio in Scozia, quando Ue e Stati Uniti avevano definito un accordo quadro sui dazi. In quell’occasione era stata confermata una tariffa base del 15% sulla maggior parte dei beni europei esportati negli Usa, tra cui auto, semiconduttori e prodotti farmaceutici, come spiegato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Parallelamente, era stato stabilito il principio del “zero per zero” su una serie di prodotti strategici: aeromobili e componenti, alcuni prodotti chimici, farmaci generici, macchinari per semiconduttori, beni agricoli selezionati, risorse naturali e materie prime essenziali.
Restavano però da definire diversi dettagli tecnici, da chiarire nei mesi successivi. All’epoca Trump aveva definito l’intesa “un buon accordo”, annunciando che l’Unione europea si sarebbe impegnata ad acquistare dagli Stati Uniti 750 miliardi di dollari di energia e un’enorme quantità di equipaggiamento militare. Oggi, alla luce delle tensioni riemerse, quell’intesa appare sempre più fragile e appesa agli sviluppi del confronto politico e commerciale tra le due sponde dell’Atlantico.