La domenica senza spesa potrebbe diventare realtà. Dal 2026 Coop mette sul tavolo una proposta destinata a scuotere la grande distribuzione: supermercati chiusi la domenica e una settimana di acquisti concentrata su sei giorni. Un’idea che nasce da un 2025 difficile per la Gdo, tra vendite in flessione, margini sempre più sottili e costi operativi da ridurre. A rilanciare il dibattito è Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che in un’intervista a Il Sole 24 Ore ha spiegato come le principali cooperative guardino ora con favore alla chiusura domenicale.

L’obiettivo non è una decisione isolata, ma l’avvio di un confronto con Federdistribuzione e Adm (Associazione Distribuzione Moderna) per arrivare a una linea condivisa. Il risultato potrebbe essere una profonda revisione degli orari di apertura della Gdo italiana, oggi estremamente frammentati tra territori e insegne.

Domenica senza carrello: cosa cambierebbe

Se l’ipotesi prendesse forma, la serrata domenicale riguarderebbe gran parte di supermercati e ipermercati, con possibili eccezioni per i punti vendita inseriti nei centri commerciali. Una svolta che avrebbe effetti sia sui conti delle aziende sia sulle abitudini dei consumatori. Secondo l’Ufficio Studi Coop, tenere chiusi i negozi la domenica consentirebbe di:

  • Ridurre il costo del lavoro, evitando le maggiorazioni festive che superano il 30% delle retribuzioni;
  • Recuperare efficienza e produttività per un valore stimato tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro per l’intero comparto;
  • Redistribuire gli acquisti sugli altri giorni della settimana, senza un crollo significativo della domanda.

I dati indicano inoltre che circa un cliente su tre già oggi non fa la spesa la domenica.

Per la maggioranza dei consumatori l’impatto sarebbe quindi più organizzativo che economico: spesa dal lunedì al sabato, ma con la possibilità di promozioni più aggressive grazie ai risparmi lungo la filiera. Sullo sfondo, un tema caro al mondo cooperativo: la domenica libera per i dipendenti.

Consumi 2026: si compra meno, ma meglio

La proposta Coop si inserisce in un contesto di consumi prudenti. Il rapporto Coop di dicembre 2025, realizzato con Nomisma, fotografa un Paese che entra nel 2026 con un diffuso clima di incertezza, tra tensioni geopolitiche, mercati instabili e aspettative di crescita economica contenute. Le famiglie prevedono di aumentare la spesa quasi esclusivamente sulle voci essenziali:

  • Bollette e utenze;
  • Salute e benessere;
  • Alimentari.

La casa torna al centro delle scelte quotidiane, con una preferenza per cibi semplici, salutari e percepiti come più autentici.

Cresce la domanda di prodotti “senza”, mentre qualità e convenienza diventano un binomio imprescindibile. In questo scenario continua a rafforzarsi il marchio del distributore: i manager del settore food & beverage prevedono un ulteriore aumento degli acquisti di prodotti a marchio dell’insegna. Allo stesso tempo rallenta la corsa dei discount e calano i volumi, complice l’erosione del potere d’acquisto. Il 2026, insomma, non si annuncia come un anno di euforia. Piuttosto sarà l’anno della razionalità: meno spese impulsive, più attenzione al prezzo e, forse, una nuova routine settimanale in cui la domenica tornerà a essere un giorno senza carrello.