L’inflazione in Italia continua a incidere sui bilanci delle famiglie italiane e in alcune città l’impatto è particolarmente significativo. A guidare la classifica dei centri urbani dove il costo della vita è aumentato di più è Cosenza, dove una famiglia media deve fare i conti con un aggravio di spesa annuo stimato in oltre 500 euro. I dati elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base delle rilevazioni diffuse dall’ISTAT mostrano infatti come le differenze territoriali possano amplificare l’effetto dell’inflazione sui consumi quotidiani.

Quale impatto ha l'inflazione in Italia sui bilanci familiari

A livello nazionale, un aumento medio dei prezzi dell’1% comporta una spesa aggiuntiva di circa 251 euro all’anno per famiglia. L'inflazione in Italia ha un impatto significativo, ma bisogna considerare che si tratta di una media che non spiega le differenze che intercorrono tra le varie città italiane.

Ogni territorio presenta infatti dinamiche proprie: cambiano i livelli di reddito, la struttura dei consumi e la spesa di partenza delle famiglie. Per questo motivo anche un tasso di inflazione più basso può tradursi in un costo reale più alto, se i consumi iniziali sono elevati.

In altre parole, la percentuale di aumento dei prezzi non basta da sola a spiegare l’impatto reale sul bilancio domestico.

Per capire quanto pesa davvero l’inflazione bisogna considerare anche il livello di spesa di partenza.

Cosenza in cima alla classifica delle città più care

Secondo l’elaborazione dei dati territoriali dell’Istat, Cosenza risulta la città italiana in cui il costo della vita è aumentato sostanzialmente nell’ultimo anno.

Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 l’incremento dei prezzi ha raggiunto il +2,6%, un valore che si traduce in un aggravio di circa 506 euro annui per famiglia, il più alto registrato nel Paese.

Subito dopo si colloca Pistoia, con un aumento dell’1,8% che comporta una maggiore spesa di 487 euro l’anno per nucleo familiare.

Al terzo posto troviamo Bolzano, dove il rincaro medio dell’1,4% equivale a circa 465 euro di costi aggiuntivi.

Tutte le informazioni sull'inflazione in Italia sono riportate nella graduatoria delle città più onerose compaiono poi:

  • Macerata (+1,8%, circa 399 euro in più)

  • Belluno (+1,5%, 391 euro)

  • Reggio Calabria (+2%, che corrispondono a circa 389 euro)

  • Bari (+1,9%, ha un aumento dei costi di circa 385 euro)

  • Napoli (+1,7%, che corrispondono a circa 384 euro)

  • Siena e Grosseto (+1,4%, ha un aumento dei costi di circa 379 euro)

  • Mantova (+1,3%, circa 373 euro)

Questi dati evidenziano come il costo della vita possa variare sensibilmente tra le diverse aree del Paese.

Campobasso in cima alla classifica delle città meno care

All’estremo opposto della classifica si trova Campobasso, unica città italiana dove i prezzi risultano leggermente in calo.

Qui l’inflazione registra un -0,1%, con un risparmio medio stimato in circa 24 euro all’anno per famiglia.

Seguono Modena, dove i prezzi risultano sostanzialmente stabili, e Pisa, con un aumento minimo dello 0,1% pari a circa 27 euro annui.

Altre informazioni sull'inflazione in Italia rivelano le città meno care:

  • Brindisi (+0,2%, ha un aumento dei costi di soli 39 euro)

  • Potenza (+0,3%, che corrispondono a circa 66 euro)

  • Teramo (+0,3%, ha un aumento dei costi di circa 74 euro)

  • Ravenna e Piacenza (+0,3%, circa 83 euro)

  • Sassari (+0,5%, che corrispondono a circa 100 euro)

  • Livorno (+0,4%, ha un aumento dei costi di circa 108 euro)

Inflazione in crescita secondo le stime più recenti

Le stime preliminari dell’Istat indicano inoltre un’accelerazione dell’inflazione in Italia nel mese di febbraio 2026.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo registra infatti +0,8% su base mensile e +1,6% su base annua, rispetto al dato del mese precedente che era pari a +1,0%.

L’aumento è legato soprattutto alla crescita dei prezzi in alcuni settori chiave:

  • servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+4,9%)

  • servizi dei trasporti hanno avuto un rincaro pari al +3,0%

  • alimentari non lavorati - come frutta, verdura, carne, pesce, legumi ecc - hanno avuto un rincaro pari a +3,6%.

In controtendenza risultano invece i prezzi dell’energia, che registrano una diminuzione complessiva del -6,6%.

Nel complesso, i prezzi dei servizi continuano a crescere più rapidamente rispetto a quelli dei beni e ciò accresce la necessità di richiedere supporti economici che le famiglie possono richiedere tramite il portale Famiglia dell'INPS.