H&M chiude negozi in una strategia di ridimensionamento globale che cambierà il volto dell' economia della moda. Il colosso svedese del fast fashion ha annunciato la chiusura di 160 negozi entro il 2026, compensate dall'apertura di 80 nuovi store in mercati emergenti. Una strategia che presenta numeri contraddittori nel mondo della moda: ricavi in calo del 10% ma utile operativo in crescita del 26%.
Ma come si spiega questa apparente contraddizione nel settore moda? I numeri raccontano una storia di efficientamento forzato più che di crisi vera e propria.
La decisione di H&M rappresenta un caso emblematico delle trasformazioni in atto nell'intero mondo della moda.
H&M chiude negozi: la matematica dell'efficienza
Il margine lordo ha raggiunto il 50,7%, in miglioramento rispetto al 49,1% dell'anno precedente, mentre le scorte si sono ridotte del 16%. In sostanza: H&M sta imparando a guadagnare di più vendendo meno, una lezione che il mercato della moda sembra apprezzare (nonostante il titolo abbia perso l'8,54% in borsa dopo l'annuncio).
Il caso italiano della chiusura negozi H&M è emblematico della strategia globale. Roma Tuscolana, che chiude il 10 maggio, coinvolgerà 17 dipendenti a tempo indeterminato, ma l'azienda ha confermato investimenti per il rifacimento dei punti vendita di Bari e Conegliano.
Traduzione nel linguaggio del settore moda: si chiude dove non si guadagna abbastanza, si investe dove i margini promettono bene.
La pressione della concorrenza nella moda
Nel 2025, in Italia, il ricorso a contratti di lavoro a chiamata ha rappresentato il 16% dell'organico H&M, un segnale di come l'azienda stia reagendo all'incertezza del mercato. La dark fashion del settore tessile ha costretto il gigante della moda a ripensare completamente il modello di business fondato sulla capillarità fisica.
Un sondaggio condotto da NielsenIQ nel secondo semestre del 2024 mostra che il 62% dei consumatori italiani dichiara di acquistare meno spesso nei negozi fisici rispetto a tre anni fa. Il dato non sorprende, ma mette in evidenza una questione strutturale: il settore moda tradizionale sta perdendo terreno di fronte a modalità di acquisto più flessibili (e spesso più economiche).
Questo trend nel mondo della moda spiega perché H&M ha scelto di ridurre drasticamente la presenza fisica.
I numeri che non tornano: sostenibilità e profitti nella moda
H&M ha investito pesantemente nella comunicazione green: nel 2025 il 91% dei materiali utilizzati erano riciclati o provenienti da fonti sostenibili. Ma questi investimenti, pari a 2,8 miliardi di corone svedesi destinati alla decarbonizzazione e all'innovazione dei materiali, non sembrano aver generato il ritorno sperato in termini di vendite moda.
Il paradosso è evidente nel mondo della moda: più si investe in sostenibilità, più i costi di produzione salgono, più i prezzi finali aumentano, meno competitive diventano le proposte rispetto a concorrenti meno scrupolosi come Shein (che punta tutto sul prezzo basso e sui tempi di consegna rapidi).
Questo dilemma etico costringe i giganti del settore moda a scelte sempre più difficili tra profitti e sostenibilità.
La strategia digitale: 190 milioni per voltare pagina
La multinazionale svedese ha stanziato circa 190 milioni di euro per coprire costi di chiusure, liquidazioni e riqualificazioni professionali. L'obiettivo dichiarato è ridurre i tempi medi di consegna sotto le 48 ore entro la fine del 2025 attraverso magazzini automatizzati nei pressi dei principali mercati europei.
Il piano sembra solido sulla carta, ma resta una domanda cruciale per il settore moda: riuscirà H&M a competere con giganti dell'e-commerce che hanno costruito la loro fortuna proprio sulla velocità e sui prezzi aggressivi?
(La risposta, probabilmente, la darà il mercato nel prossimo biennio). La sfida per l'intero mondo della moda è trovare un equilibrio tra fisico e digitale.
Verso un nuovo equilibrio del retail moda
Le chiusure incidono anche sul tessuto economico locale: intere vie commerciali cambieranno volto con l'aumento degli spazi sfitti. Gli analisti immobiliari osservano già una contrazione dei canoni d'affitto nelle principali high street italiane tra il 5 e l'8%, segnale che anticipa nuovi equilibri nel commercio al dettaglio urbano.
La chiusura negozi e centri commerciali non è un caso isolato: rappresenta un cambio di paradigma nell'intero settore del commercio al dettaglio, dove la presenza fisica sta diventando più selettiva e strategica.
Il mondo della moda sta vivendo una trasformazione epocale che va ben oltre i singoli brand.
H&M chiude negozi, ma la domanda resta: questa evoluzione porterà a un mercato più efficiente o semplicemente a una concentrazione maggiore nelle mani di pochi player globali del settore moda? I prossimi anni saranno decisivi per capire se questa strategia di ridimensionamento diventerà il nuovo standard per l'intero mondo della moda o se emergeranno modelli alternativi più sostenibili per tutti gli attori della filiera.