Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale (BM) e l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) hanno lanciato un allarme congiunto riguardo ai potenziali rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti di carburanti durante i prossimi mesi estivi. La preoccupazione emerge in un contesto di prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, una via marittima cruciale per il trasporto di petrolio. Le tre autorevoli istituzioni hanno evidenziato, in una nota diffusa il 29 maggio 2026, che le scorte globali di petrolio stanno subendo una riduzione a un ritmo senza precedenti, direttamente imputabile alla significativa interruzione delle forniture che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Questa situazione, se non risolta, potrebbe avere ripercussioni gravi sul mercato energetico mondiale e sulla stabilità economica globale.
Impatto della chiusura di Hormuz sulle riserve globali
L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha dettagliato come le scorte mondiali di petrolio stiano diminuendo rapidamente, fungendo da cuscinetto per compensare la grave perdita di forniture causata dalla persistente interruzione nel Medio Oriente. Questa dinamica solleva il rischio concreto di un significativo aumento dei prezzi del petrolio e dei carburanti, specialmente se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi durante i mesi estivi, periodo caratterizzato da un picco della domanda. L'IEA ha ulteriormente avvertito che i "buffer" di sicurezza, ovvero le riserve strategiche e commerciali, si stanno assottigliando a un ritmo allarmante.
In assenza di una rapida riapertura della rotta marittima, le scorte potrebbero presto raggiungere livelli critici, compromettendo seriamente la capacità del sistema di trasporto petrolifero globale di operare in modo efficiente e sicuro. La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l'evolversi della situazione, consapevole delle potenziali conseguenze economiche globali.
Scenario di mercato e soglie critiche
Le analisi più recenti indicano una drastica diminuzione delle scorte mondiali di petrolio, passate da oltre otto miliardi di barili a circa 7,6 miliardi nel periodo compreso tra febbraio e maggio 2026. Le proiezioni attuali suggeriscono che, qualora la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse estendersi fino a settembre, le riserve potrebbero ulteriormente ridursi, attestandosi intorno ai 6,8 miliardi di barili.
Questo valore si avvicina pericolosamente alla soglia minima indispensabile per garantire il corretto funzionamento dell'intera rete di trasporto e distribuzione del petrolio. È fondamentale comprendere che, di fronte a un volume totale di miliardi di barili, solo una frazione, stimata in circa 800 milioni di barili, sarebbe effettivamente disponibile per il consumo senza mettere sotto stress la stabilità tecnica delle infrastrutture esistenti. Gli esperti del settore evidenziano che non è necessario un esaurimento totale delle scorte per scatenare forti oscillazioni dei prezzi e una notevole volatilità del mercato. Questo perché una porzione sostanziale delle riserve è intrinsecamente legata al mantenimento delle operazioni delle pipeline, dei depositi e delle reti di trasporto, agendo come una sorta di "riserva tecnica" non immediatamente utilizzabile.
Le principali istituzioni economiche e energetiche mondiali continuano a monitorare attentamente la situazione, ribadendo l'importanza strategica della riapertura dello Stretto di Hormuz per la sicurezza energetica globale e per prevenire una potenziale crisi economica.