Il prezzo del petrolio ha registrato una brusca frenata alla chiusura della seduta di New York del 6 maggio 2026, innescando un’ondata di ottimismo sui mercati azionari globali. Il Wti, il greggio di riferimento negli Stati Uniti, ha ceduto il 6,96%, attestandosi a 95,15 dollari al barile. Anche il Brent, il benchmark internazionale, ha subito una significativa contrazione, con un calo del 7,85%, pur mantenendosi sopra la soglia dei 100 dollari, a 101,25 dollari al barile.
Questa flessione è avvenuta in concomitanza con le crescenti aspettative di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran.
Un tale patto potrebbe porre fine al conflitto in corso e consentire la riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz, un punto strategico da cui transita circa il 20% del greggio mondiale.
Reazioni dei mercati finanziari e contesto geopolitico
Le speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz hanno avuto immediate ripercussioni positive sui mercati finanziari internazionali. Gli indici azionari hanno registrato rialzi significativi: l'S&P 500 è salito dell'1,2%, il Dow Jones Industrial Average ha guadagnato 575 punti (pari all'1,2%) e il Nasdaq composite ha segnato un incremento dell'1,7%. In Europa e Asia, le borse hanno mostrato performance ancora più marcate, con un balzo del 6,5% a Seul, del 2,1% a Londra e del 2,9% a Parigi.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz potrebbe essere «OPEN TO ALL» qualora l'Iran accettasse un accordo, i cui dettagli non sono stati specificati. Il prezzo del Brent ha toccato brevemente quota 97 dollari prima di risalire sopra i 100 dollari, dopo che Trump ha minacciato «bombardamenti a un livello e intensità molto più elevati» in caso di mancato accordo da parte dell'Iran. Nonostante le incertezze, Wall Street ha accolto con favore i segnali potenzialmente incoraggianti.
Importanza dello Stretto di Hormuz e impatto sull'economia
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali snodi per il trasporto di petrolio a livello globale. La sua chiusura, dovuta al conflitto, ha avuto effetti diretti sui prezzi dell'energia e sull'inflazione globale.
Una sua riapertura permetterebbe il ripristino delle forniture di greggio, con potenziali effetti calmieranti sui prezzi e sulle pressioni inflazionistiche che hanno interessato diversi settori economici a livello mondiale.
La situazione rimane comunque incerta, poiché in passato le aspettative di un accordo tra Stati Uniti e Iran sono già state deluse. Tuttavia, l'eventuale riapertura dello Stretto viene considerata dagli operatori finanziari come un segnale positivo per la stabilità dei mercati energetici e per l'economia globale. La pausa nell'azione statunitense per riaprire con la forza lo Stretto e l'appello del ministro degli Esteri cinese per un cessate il fuoco globale, dopo un incontro con l'omologo iraniano, contribuiscono a sostenere queste speranze, data la stretta relazione economica e politica tra Cina e Iran.