I pastori sardi hanno deciso di rilanciare la loro mobilitazione per un equo prezzo del latte ovino. La decisione è maturata a seguito di un’assemblea tenutasi a Tramatza, in provincia di Oristano, il 2 ottobre 2026, che ha visto la partecipazione di oltre 600 persone. L’incontro è stato incentrato sulla cruciale questione della remunerazione del latte e sulle significative difficoltà sanitarie che affliggono gli allevamenti, legate alle malattie degli animali, tra cui la dermatite bovina. Come esito dell’assemblea, è stata annunciata una manifestazione a Cagliari nel mese di ottobre, con l’obiettivo di ottenere un confronto diretto con i capigruppo di tutti gli schieramenti presenti nel Consiglio regionale.
La ripresa della mobilitazione segue l’assenza dei rappresentanti della giunta regionale, che erano stati invitati a partecipare alla riunione.
Tra i portavoce che si sono fatti carico delle istanze dei pastori figurano Gianuario Falchi, Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna. Falchi ha delineato un quadro preoccupante del comparto, tracciando un confronto esplicito con la situazione del 2019 e affermando che “La situazione di oggi è peggiore di quella del 2019”. Ha fornito dati concreti sui rincari che gravano sugli allevatori: il costo di un quintale di mangime è quasi raddoppiato, passando da 25-30 euro a 55 euro; il concime ha visto un’impennata da 35 euro a 120 euro; e il gasolio agricolo è schizzato da 50 centesimi al litro a 1,70 euro.
Questi aumenti vertiginosi pongono gli allevatori di fronte a un bivio: decidere se programmare la prossima campagna latte 2026-2027 o, in alternativa, rinunciare alla mungitura, poiché, come sottolineato, “non conviene produrre”.
Confronto con sindaci e industria casearia
L’assemblea di Tramatza ha visto la partecipazione non solo degli allevatori, ma anche di numerosi sindaci e rappresentanti dell’industria casearia. Il dibattito ha approfondito le ragioni che spingono alla protesta gli allevatori e ha esplorato le strategie proposte dagli industriali per la gestione del mercato. Un punto centrale della discussione è stato il ritiro di 3000 tonnellate di Pecorino Romano, una misura presentata come essenziale per mantenere un equilibrio tra il valore del formaggio a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e la giusta remunerazione dei produttori.
Il destino del Pecorino Romano si conferma, dunque, strettamente legato al prezzo del latte ovino e alla sostenibilità economica complessiva della filiera lattiero-casearia sarda.
La manifestazione a Cagliari, prevista per ottobre, mira a innescare un’interlocuzione politica e istituzionale con i capigruppo del Consiglio regionale. Gli allevatori intendono portare all’attenzione della politica le loro richieste sui costi di produzione, sui prezzi di vendita e sulle condizioni necessarie per la prossima campagna lattiero-casearia. Nel contesto emerso dall’assemblea, il prezzo del latte ovino e le problematiche legate alle malattie degli animali rimangono i due punti focali della vertenza.
In questo scenario di crescente tensione, l'assessore regionale dell'Agricoltura ha convocato il Tavolo della filiera lattiero-casearia ovina.
L'incontro è fissato per martedì 13 ottobre, alle ore 10, a Oristano. L'obiettivo è discutere l'andamento del comparto, analizzare i dati relativi a produzione, vendite, giacenze, prezzi e costi, cercando soluzioni per la tutela della filiera e dei suoi produttori.