La crisi in Crimea non è solo una potenziale guerra tra Russia e Ucraina: i risvolti geopolitici ed economici sono immensi e potrebbero sconvolgere l'attuale assetto mondiale. Tra gli elementi che più spiccano da questo trionfo della Russia dello zar Putin (trionfo momentaneo?) spicca la debolezza dell'Unione Europea come attore internazionale.

E' infatti chiaro come l'UE sia ad ora un'unità finanziaria e monetaria ma non politica, che gli Stati che la compongono siano "uniti" per via di alcuni importanti interessi economici non però sufficienti a farli muovere all'unisono, con decisione, in quanto sono ancora potenti le spinte all'azione solitaria o quasi perchè appunto buona parte degli interessi economici sono ancora fortemente "nazionali" (per il nostro Paese vedasi a titolo esemplificativo l'articolo I rischi per l'Italia dalla crisi Russia-Ucraina: gas, investimenti e banche).

Inoltre appare altrettanto chiaro che, come ai tempi della Guerra Fredda, l'Europa è "costretta" a restare sotto lo scudo di Capitan American.

L'annessione della Crimea è stata una vittoria importante per la Russia, per Putin ed i suoi alleati interni, contro le potenze occidentali e una sconfitta per l'attuale struttura di governance globale, come dice Amanda Paul, analista presso il Centro di Politica Europea (CPE).

"Non sono riusciti a fermarlo (Putin) e l'Occidente non ha una chiara idea di come trattare con la Russia", ha detto la Paul sulla crisi Ucraina-Russia, con chiari riferimenti alla politica europea di vicinato e della risoluzione dei conflitti. La sfida di Mosca all'integrità territoriale ucraina è stato un terremoto in termini di ordine globale e sicurezza internazionale, ha fatto tornare indietro di decenni il sistema politico e le relazioni internazionali.

I migliori video del giorno

Adesso la Russia sembra voglia forzare anche sulla Transnistria, regione russofona della vicina Moldavia (cfr Russia-Ucraina: Putin vuole anche la Moldavia, la Nato pronta a tutto) ma secondo la Paul in realtà non ci sarà una ripetizione di quanto successo in Crimea perchè Mosca non ha un vero interesse ad annetterla.

Tornando alla politica estera dell'Unione Europea, la disputa sulla Crimea ne ha mostrata la debolezza, le continue difficoltà nella formulazione di una strategia decisa e robusta nei confronti della Russia, un vicino scomodo non solo militarmente: infatti Putin può tranquillamente forzare la mano e non temere le sanzioni perchè prima o poi l'inverno arriva e con esso la necessità del gas russo che Gazprom fa transitare in Ucraina verso l'Europa.

L'alternativa più realistica al gas russo? Affidarsi al gas e al petrolio gestiti dagli Stati Uniti (tradizionali oppure il "gas shale, gas di scisti estratto con la tecnica del francking"), rimanendo quindi in buona misura dipendenti da un altro attore internazionale di primo piano (che si sta chiaramente scontrando economicamente, finanziariamente e politicamente con gli altri due attori mondiali principali, ovvero Russia e Cina).

In conclusione, le spinte economiche all'azione solitaria da parte dei singoli Stati dell'UE e la debole posizione internazionale dell'Europa come attore unitario fanno sì che tra gli elementi di evidente subalternità vi sia la politica estera: un circolo vizioso che difficilmente verrà spezzato a breve.