L'Unione Europea già c'è ma l'Europa unita è invece ancora un traguardo abbastanza lontano, su questo non ci sono dubbi. Il fronte euroscettico, pur nella sua variegata composizione politica all'interno di ogni Paese membro e quindi anche a livello continentale, alza la voce ogni volta che le elezioni per il Parlamento europeo sono prossime e ancor di più in questo 2014, ennesimo anno di crisi con in più la grave situazione tra Russia e Ucraina ad agitare gli animi e a dare nuovi impulsi ai vari movimenti indipendentisti e contrari all'UE (in Italia la Lega Nord ha appoggiato la secessione della Crimea ed il referendum virtuale sull'indipendenza del Veneto).

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Le opinioni pubbliche delle nazioni europee -il plurale è d'obbligo perchè non esiste UNA opinione pubblica neppure all'interno di un singolo Paese- in questi ultimi anni hanno visto crescere la percentuale di cittadini, elettori e lavoratori contrari all'Unione Europea e alla moneta unica: certo vi è spesso una mancanza di conoscenze reali dei modelli economici e finanziari (cfr l'articolo Il ritorno alla lira è una boiata pazzesca) nonchè della "realpolitik" e della Storia, ma in ogni caso occorre prendere atto del malcontento popolare, su questo non ci sono dubbi.

Non è un caso se in Francia il Front National di Marie Le Pen ha fatto il botto alle elezioni amministrative, umiliando il PS ed i gollisti (seppur con "l'aiuto" dell'astensionismo) facendo prevedere che farà lo stesso a maggio per le elezioni europee.

Anche il "nostro" MoVimento 5 Stelle (nessun parallelismo con il FN per quel che mi riguarda, solo accomunanza su certi punti) è accredidato di un bel successo anche grazie alle posizioni anti-euro ed euroscettiche. Stesso discorso per gli altri Paesi dell'UE, in certi Stati con punte previste fino al 20% e oltre per i partiti più critici verso l'Europa, per un totale di euroscettici (o proprio euro-contrari) al Parlamento di Strasburgo che potrebbe arrivare ad un terzo dei seggi, sommando comunque le posizioni "di destra" con quelle "di sinistra".

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Ma anche tra chi appoggia il progetto comunitario non mancano e non possono mancare le critiche, soprattutto ora che la crisi mette in dubbio punti fondamentali dei Trattati, soprattutto in materia economica.

Solo rimanendo in Italia abbiamo un Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea, che dichiara "il Patto di Stabilità e crescita che tiene i Paesi europei vincolati al rispetto del pareggio di bilancio è stupido" (sua idea già dal 2003 come egli afferma), seppur poi aggiungendo "il problema è che non c'è solidarietà europea. Il difetto non è delle istituzioni europee, ma è dei singoli stati, che adottano una politica nazionale e non una politica di interesse comune".

Il premier Matteo Renzi proprio ieri 24 marzo ha dichiarato "l'Europa deve prendere atto che è molto forte e diffuso in tutti i paesi un sentimento di contestazione e di anti politica che in parte deriva dalle scelte dei singoli governi; l'Italia dovrà chiedere che il semestre di presidenza dell'Ue sia una grande occasione non per discutere di parametri ma perché finalmente l'Europa metta al centro della propria azione la crescita e la lotta alla disoccupazione".

Riportiamo infine le parola di Susanna Camusso, segretario della Cgil: "L'Europa non fa molto [di fronte alla crisi]. Un'Europa della moneta e un'Europa comunitaria ha fatto fatica a bilanciare questi due elementi e lo ha fatto riducendo le protezioni sociali".

Insomma, se l'euroscetticismo e l'anti-europeismo arrivano proprio da chi ci si aspetterebbe, le critiche fondamentali sono comunque trasversali e vanno a toccare gli stessi punti o quasi, per lo meno quelli più "materialisti". Chi vuole davvero una unione europea (se la vuole anche oltre alla finanza e al dirigismo monetario) deve tenerne conto.