Europa lasciata al freddo e al gelo da Putin? Forse. Rischia di saltare infatti il mega progetto South Stream, una sorta di autostrada del gas con un lungo gasdotto che dalla Russia arriva fino ai confini dell'Italia, passando per i Paesi dell'Est e il Mar Nero, per un costo totale di 16 miliardi. I motivi principali sono due: l'inasprimento dei rapporti tra il Presidente russo e la Commissione europea in seguito alle sanzioni che la seconda ha deciso ai danni della prima a causa del conflitto con l'Ucraina, e i freni posti dalla Bulgaria, non convinta del passaggio del gasdotto sul proprio territorio.

La crisi diplomatica tra le parti

Le dichiarazioni al veleno di Putin contro l'Ue sono partite da Ankara, dove è in visita il Presidente turco Erdogan.

Putin ha annunciato che sarà proprio la Turchia uno dei primi Paesi che beneficeranno della nuova politica energetica russa, con uno sconto del 6% e un aumento degli approvvigionamenti di 3 miliardi di metri cubi. Inoltre, la Russia vuole creare un altro gasdotto lungo il confine greco-turco, «per approvvigionare i consumatori del sud Europa». Insomma, un Putin indispettito, che vuole tagliare il gas all'Europa occidentale. Ma ci si mette pure la Bulgaria, la quale non ha ancora dato il permesso al passaggio del gasdotto sul proprio territorio perché poco convinta dei benefici economici che ne trarrebbe.

Il progetto

South Stream, come detto, è un progetto da sedici miliardi di euro che vede l'Italia prima protagonista, con Eni partner di Gazprom al 20%, accanto ai francesi di Edf al 15% e ai tedeschi di Wintershall (anche loro al quindici percento).

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La sua costruzione è partita nel dicembre 2012 e doveva concludersi nel dicembre dell'anno prossimo. Ma a questo punto sarà difficile. Passerebbe sotto al Mar Nero (per ben 900 Km), per la Bulgaria, la Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria. Farà anch'esso la fine del Tav? Ma soprattutto, cosa accadrà agli approvvigionamenti di gas per l'Europa, dopo aver già perso quelli della Libia?