Si parla sempre di ripresa economica. Intanto mercoledì ci sarà il parere dell’Unione Europea sui programmi attuati fin’ora dai Paesi Membri per contenere il debito. Il Governo italiano preme per avere maggior flessibilità a causa delle spese sui migranti e per le riforme, dicendosi certo che con la prossima legge di stabilità ci sono tutti i presupposti per il contenimento del deficit previsto intorno ad 1,8% nel 2017. Previsioni, queste, che contraddicono la reale situazione del Paese e se i dati Istat sono rassicuranti, diverso è il parere delle persone che continuano a sentire i morsi della crisi sulle proprie condizioni di vita.

I dati macroeconomici per l'Italia non lasciano prevedere nulla di buono

La produzione industriale non ha registrato nessun passo in avanti e le banche non godono affatto di buona salute.

Unicredit perde terreno ed altri istituti di credito hanno in pancia molte sofferenze ed avrebbero bisogno di maggiore liquidità. Se a questo aggiungiamo il discorso dei risparmiatori che sono stati truffati da istituti regionali e non si sa se verranno risarciti, questa ripresa non si sa da dove deve arrivare. C’è, più che altro, aria di stagnazione che rischia di essere un boomerang anche per le pensioni. Sono infatti a rischio i fondi pensione e, di conseguenza, gli assegni  pensionistici che riguardano coloro i quali ne dovrebbero usufruire una volta raggiunta l’età di fine lavoro. E non solo. Draghi afferma che per salvare l’euro c’è la possibilità di dover abbassare i salari degli Europei.

Si lavora per salvare le banche, l'economia reale langue, meglio uscire dall'euro

Per il presidente della BCE il mercato unico comporta dei sacrifici.

I migliori video del giorno

Per l’Italia si prospetterebbe dunque una situazione analoga a quella greca che ha condannato i cittadini ellenici ad una miseria senza fine. Si dovrebbero livellare gli stipendi che ammonterebbero a 600 euro mensili circa e, con il costo della vita e dei beni di prima necessità, oltre alle tasse che salassano le persone, tutto quest significherebbe stendersi e morire. A beneficiare di una crisi debitoria che tocca i paesi del sud europa è la Germania, che ha un mercato eccellente non solo per quanto riguarda le esportazioni ma anche per ciò che concerne la produzione interna. La Germania, a differenza dell’Italia, continua a crescere grazie ai consumi che da noi sono alquanto anemici e nel nostro cielo ci sono nubi grige per quanto riguarda la deflazione per nulla scongiurata. Di crescita se ne vede ben poca. E se questi sono i presupposti, la domanda d’obbligo è: conviene rimanere in questa Europa che si cura solo dei mercati, della finanza ed affama i cittadini con poltiche da collasso?