Doveva essere il giorno dello storico sorpasso del Partito pirata, ma così non è stato. Il voto islandese conferma, almeno in parte, la vecchia classe dirigente di centro-destra, con l’Indipendence Party che raggiunge il 30% delle preferenze, rimanendo il primo partito del paese. La coalizione guidata dai pirati, che prima della consultazione elettorale avevano stretto un patto di governo con i partiti di centro-sinistra, conquista 27 seggi in parlamento, una cifra non sufficiente per avere la maggioranza.

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Nei fatti le urne restituiscono una situazione quanto mai complessa: il Partito dell’Indipendenza avrà 21 seggi, il partito Verde di sinistra 10, come i pirati, il partito Progressista 8, Regeneration (progressista verde di sinistra) 7, i liberali di Bright Future 4 e l’Alleanza Social Democratica 3.

L’alleanza di governo guidata dal Pirate Party, (insieme a Left Green Movement, Bright Future e Social Democratic Alliance) può contare, quindi, solamente su 27 seggi, non abbastanza per raggiungere la maggioranza alla camera che, per il parlamento islandese, composto da 63 eletti, vuol dire almeno 32 deputati.

Pirati triplicano la presenza in parlamento 

Nei prossimi giorni, quindi, si capirà il colore del prossimo esecutivo: sicuramente sarà un governo di coalizione, e l’ipotesi più probabile è l’alleanza di Indipendence con i progressisti di centro sinistra; un’alleanza che comunque non garantirà una governance stabile. I sondaggi della vigilia, che pronosticavano la vittoria dei pirati, sono stati dunque smentiti da un voto che evidentemente non è stato troppo influenzato dai Panama Papers: l’Indipendence Party, con alcuni suoi esponenti coinvolti nello scandalo, ha visto aumentare i propri voti del 2,3%.

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Crollato invece il Partito Progressista, che registra una perdita del consenso del 12,9%: da questo partito proveniva l’ex premier Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, pesantemente coinvolto nei papers. Il Pirate Party, da questa tornata elettorale esce in parte ridimensionato, per lo meno per le mai celate aspettative di governo: nei fatti però ha più che triplicato la sua presenza in parlamento, passando da 3 a 10 seggi, raccogliendo il 9,4% dei voti in più rispetto alle ultime elezioni. L’arrembaggio è solo rimandato.