Il Parlamento turco ha approvato il 10 agosto 2026 un disegno di legge storico, introducendo un'amnistia limitata per i militanti curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), segnando un primo passo per porre fine a decenni di violenze. Il testo, che prevede il ritorno alla vita civile per i combattenti che depongono le armi, è stato approvato con 468 voti favorevoli, 88 contrari e sei astensioni.

La legge, composta da dodici articoli, entrerà in vigore solo dopo la conferma del Consiglio di Sicurezza Nazionale turco che il Pkk abbia deposto le armi e si sia sciolto.

I militanti eleggibili avranno sei mesi per presentare domanda dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Il provvedimento sospende pene detentive e rinvia indagini e processi per cinque o dieci anni; i casi verranno archiviati se non commessi reati terroristici nel periodo stabilito.

Esclusioni e monitoraggio

Sono esclusi dall'amnistia i militanti condannati per omicidio intenzionale e chi ha ricevuto l'ergastolo prima del 2005. Tra questi figura il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, fondatore del Partito, detenuto in isolamento dal 1999. Il testo non menziona il suo destino, nonostante Ocalan si sia fatto promotore del processo di pace. La normativa istituisce commissioni ministeriali e parlamentari per monitorare il disarmo.

La misura potrebbe riguardare anche membri del Pkk in esilio e quelli in Iraq e Siria.

Contesto e impatto

Il Pkk è stato responsabile di un conflitto con decine di migliaia di vittime. Questa legge, parte di un'iniziativa di pace, rappresenta una svolta nei rapporti tra Stato turco e minoranza curda. La sua applicazione è subordinata al completo disarmo del gruppo e alla verifica delle autorità. I procedimenti sospesi verranno archiviati solo in assenza di nuovi reati terroristici, incentivando un duraturo abbandono della violenza.