Tra il passaggio su Renzi e la concertazione, quello sul rapporto con gli altri sindacati, quello dedicato alle "false coop" e quello contro la legge 40 sulla fecondazione (molto applaudito, questo), in pochi hanno notato un momento del lungo discorso di apertura di Susanna Camusso al congresso della Cgil. Si tratta del passaggio in cui la Segretaria ha detto sì ad un "contratto davvero unico", purché contemporaneamente si disboschino le altre forme di contrattazione, e si ribadisca che il contratto a termine deve avere una "causale".

Camusso è stata esplicita, anche indicando una direzione di marcia parzialmente inedita per il sindacato: Occorre "lavorare sulla semplificazione", ha detto, e dunque "si faccia davvero un contratto unico" che punti "alla mediazione giusta e positiva tra flessibilizzazione contrattata e certezze per i lavoratori". L'evocazione della "flessibilizzazione contrattata" insieme alle "certezze" sembra riferirsi direttamente a quel modello di contratto a tutele crescenti elaborato da mesi da diversi studiosi, ed evocato nel Jobs Act annunciato già a marzo dal governo Renzi.

Un modello che preveda, con il passare dei mesi, l'aumento della tutela per il lavoratore: inizialmente "licenziabile", poi gradualmente più protetto, e, dopo tre anni, finalmente a tempo indeterminato.

Per la verità quel modello è solo evocato nel disegno di legge varato dal governo, depositato a metà aprile in Parlamento e ancora neppure assegnato alle Commissioni. Quel testo è un disegno di legge delega (che dunque dovrà, dopo l'approvazione, vedere il varo di una serie di decreti legislativi); e anche nel testo della delega che si dà all'esecutivo è piuttosto vago.

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Prevede infatti che il governo dovrà "individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti", per poi provvedere a redarre un testo con le tipologie di contratto che "possa anche prevedere la introduzione, eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l'inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti".

Insomma: una serie di periodi ipotetici che per ora risultano vaghi e lontani.

Molto più vicino, al contrario, il voto parlamentare sul Decreto Poletti, che prevede i contratti a termine acausali e - secondo i nuovi accordi di maggioranza - l'eliminazione dell'obbligo di assunzione del lavoratore a tempo determinato se l'azienda sfora i tre anni previsti dalla legge. L'azienda dovrà invece pagare una sanzione.

L'apertura di Susanna Camusso sembra destinata a cadere nel vuoto, almeno per ora. Il contratto unico, se ci sarà, vedrà la luce tra almeno un anno.

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