Oltre alla questione degli esodati, il governo Renzi ha intenzione di trovare una soluzione generale al problema delle Pensioni ed in modo particolare quella che potrebbe essere l'età minima pensionabile. Ormai, sembra chiaro, però, che l'appuntamento 'clou' sia quello con la legge di Stabilità, che andrà a riempire l'agenda dell'esecutivo a partire dal prossimo autunno 2014. 
In ogni caso, ci sono due ipotesi che stanno prendendo sempre più corpo in questi ultimi giorni, quella riguardante il prestito pensionistico e la cosiddetta 'opzione donna'.


Governo Renzi, riforma pensioni, esodati: ultime novità sull'età pensionabile  

Molti di voi forse ricorderanno la proposta del ministro Enrico Giovannini (governo Letta) che precedette l'avvento dell'attuale ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: l'ex presidente dell'Istat aveva parlato della possibilità dell'introduzione del cosiddetto 'prestito pensionistico'. 


Attraverso questa soluzione, si riuscirebbe a mandare in pensione tutti quei lavoratori che, allo stato attuale delle cose, dovrebbero aspettare ancora due anni per raggiungere i tanto agognati requisiti previsti dalla riforma Fornero, vale a dire 66 anni e 3 mesi per ciò che concerne la pensione di vecchiaia e 42 anni e 6 mesi per ciò che riguarda invece la pensione anticipata.
In cosa consisterebbe il prestito pensionistico? Semplice: si tratterebbe di effettuare delle piccole trattenute sull'assegno pensionistico percepito dal lavoratore che andrebbero gradualmente a coprire le somme erogate in anticipo. 

Si dovrebbero, però, stabilire i 'tempi' di restituzione del prestito (10 o 15 anni le ipotesi più probabili) nonchè l'entità della decurtazione della pensione che comunque non dovrebbe superare il 5-8 per cento dell'assegno. 



Governo Renzi, riforma pensioni, esodati: l'alternativa è l'opzione donna

Come principale alternativa al prestito pensionistico, resterebbe l'opzione donna: come recita l'articolo 4 del decreto della PA, avanzata dal ministro Marianna Madia, si potrebbe dare a tutti la possibilità di andare in pensione (sia lavoratori pubblici che privati) all'età minima di 57 anni e 3 mesi e 35 anni di contributi, fino al 2018 (58 anni e 3 mesi per gli autonomi). In questo caso, però, la batosta per i lavoratori sarebbe di quelle micidiali, visto che l'assegno verrebbe calcolato con metodo contributivo e non retributivo.
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