Continuano gli sforzi delle lavoratrici che desiderano ottenere la pensione anticipata dall'Inps con l'opzione donna, ovvero con i requisiti decisi dalla legge Maroni risalente al 2004, che prevedeva la possibilità di ottenere l'uscita dal lavoro a 57 anni, purché si abbiano maturato almeno 35 anni di versamenti e si accetti il ricalcolo contributivo della mensilità. Proprio quest'ultimo elemento sembra infatti essere il motivo per cui un tale sistema dovrebbe essere accettato in modo favorevole dall'Inps, non solo per le simpatie espresse in passato dal Neo Presidente Boeri circa questo sistema di calcolo della pensione erogata, ma anche per il fatto che il meccanismo potrebbe portare a interessanti risparmi nel bilancio di lungo periodo.

Stante la situazione, resta purtroppo ancora congelata la possibilità di ottenere la pensione anticipata, visto che di fatto l'Inps si è limitata a protocollare le domande, senza darne finora esito positivo. Proprio per questo motivo, le lavoratrici hanno deciso di ricorrere ad una class action da depositare al più presto presso il Tar del Lazio: per poter avviare l'azione bisogna raccogliere almeno 200 firme. L'adesione resta possibile da tutta Italia con un contributo complessivo per le spese di gestione e quelle legali di 300,00 €, mentre il comitato opzione donna fa sapere che in caso di deposito del ricorso entro fine marzo sarà possibile avere il primo parere già a partire dalla prossima estate.

Pensioni Quota 96 scuola: lavoratori ATA e insegnanti destinati a mansioni diverse 

Sembra invece ormai caduta definitivamente nel vuoto la richiesta di effettuare un nuovo conteggio della platea inoltrata dai comitati dei Quota 96 al Miur all'inizio dell'anno: gli insegnanti e i lavoratori ATA speravano che il Ministero dell'Istruzione potesse utilizzare le proprie strutture informatiche per comprendere quanti soggetti avrebbero effettivamente avuto necessità di una sanatoria, visto che molti hanno già ottenuto la pensione attraverso i benefici della legge 104 oppure con il raggiungimento dei nuovi termini previsti dalla legge Fornero. Di fatto, l'idea dei comitati è che le risorse utili a sanare definitivamente la situazione potevano essere trovate senza pesare eccessivamente sul bilancio, ma secondo alcuni sindacalisti sembra che l'esecutivo non voglia considerare questa evenienza per evitare di aprire nuovi fronti di rivendicazione.

Nella pratica, l'unica soluzione trovata fino ad ora per i quota 96 resta quindi il demansionamento ad attività meno onerose, fino al raggiungimento dei termini utili per il pensionamento.

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