"Il Governo si confronti con noi e non si fermi di fronte a due prevedibili ostacoli: il primo è quello delle risorse, che a nostro avviso possono essere stornate dalla montagna di risparmi miliardari che registriamo dal 2012. Il secondo è l'ostilità dell'Unione Europea". Sono le dichiarazioni rilasciate tre giorni fa dal Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, dopo l'intervento del Ministro del lavoro avvenuto per il question time in Parlamento. Ma la minoranza Dem non si è limitato solo ad indicare all'esecutivo quale strada andrebbe seguita per poter risolvere il difficile nodo dei lavoratori e disoccupati in età avanzata, che necessitano di accedere alla pensione anticipata con una nuova misura di flessibilità.

Nel corso della settimana la stessa Commissione ha proposto diversi disegni di legge, che saranno sottoposti all'attenzione dell'assemblea e che potrebbero risultare di grande aiuto per chi sta vivendo una situazione di disagio a causa dell'irrigidimento dei requisiti di accesso all'Inps.

Pensione anticipata: tra le soluzioni più apprezzate, resta l'ipotesi dell'uscita a quota 100

Le ipotesi allo studio presso Montecitorio partono dall'ormai famosa ipotesi di pensione anticipata con quota 100, un meccanismo che permetterebbe ai lavoratori la maggiore flessibilità, perché la quiescenza in questo caso sarebbe possibile unendo semplicemente gli anni di versamenti con quelli di contributi.

Ad esempio, un lavoratore potrebbe accedere all'Inps con 60 anni di età e 40 di versamento, 59 di età e 41 di contribuzione e così via. Con il vantaggio che al salire dell'età anagrafica sarebbero necessari meno contributi e viceversa (come nel caso dei lavoratori precoci). Purtroppo questa possibilità sembra doversi scontrare contro le esigenze di bilancio, pertanto la sua trasposizione nei Ddl allo studio della Commissione ha visto il sorgere di alcune barriere anagrafiche.

Riforma pensioni: la flessibilità parte da quota 97, ma si pensa anche ai 41 anni di versamenti 

Stante la situazione, la Commissione lavoro punterebbe attraverso le due proposte di legge numero 2945 e 2955 illustrate ieri dall'On. Maria Luisa Gnecchi e dall'On. Cesare Damiano a flessibilizzare l'uscita dal lavoro con il sistema delle quote, seppure con alcuni vincoli. Il primo Ddl fissa l'età minima a quota 97, ovvero 62 anni di età (63 per chi ha svolto un'attività da lavoro autonomo), mentre i versamenti contributivi devono corrispondere ad almeno 35 anni.

In questo caso vi sarà però da mettere in conto una possibile penalizzazione del 2% per ogni anno mancante rispetto all'età prevista con il pensionamento ordinario. Sarebbe inoltre in discussione anche la quota 41, ovvero la possibilità per i lavoratori precoci con tale montante di contributi versati di ottenere la pensione anticipata senza alcun vincolo anagrafico. Se desiderate restare aggiornati su tutte le novità riguardanti il tema della previdenza vi ricordiamo di cliccare sul comodo tasto "segui" che trovate in alto, sopra al titolo dell'articolo.

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