Flash mob, scioperi scrutini e referendum non bastano: il tempo a disposizione per fermare la Buona Scuola non è molto, al massimo tre settimane. In queste ultime ore, si sta aprendo un fronte molto importante, quello riguardante la raccolta di firme per un referendum abrogativo della riforma. L'obiettivo da raggiungere è quello delle 500mila firme e le premesse per arrivare al traguardo ci sono tutte, visto che, dopo sole due settimane, si sono superate le ventimila.

La raccolta delle firme avviene attraverso i social network come Facebook ma anche attraverso i nuovi gruppi nati su Whatsapp. 

DDL scuola 'incostituzionale': referendum e la 'guerra' dello sciopero scrutini

Sui social e sulle chat si discute anche degli aspetti giuridici della Riforma: in particolar modo si sta dando risalto al giudizio espresso dal presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, in merito a sette motivi in base ai quali la Buona Scuola di Renzi è da ritenersi 'incostituzionale'.

Raccolta di firme per il referendum abrogativo, ma non solo perchè sui gruppi vengono spiegate anche le istruzioni da seguire agli scrutini per far si che lo sciopero annunciato possa causare gli 'effetti sperati'.

Prontamente, però, i presidi si stanno organizzando con una 'controguida', redatta dall'Associazione Nazionale dei Presidi, attraverso la quale si cercherà di garantire ugualmente lo svolgimento degli scrutini: a questo proposito, non si esclude l'anticipo delle sedute o, addirittura, una convocazione straordinaria per il sabato pomeriggio e la domenica.

Docenti verso boicottaggio scelta libri di testo: gli editori protestano

La protesta dei docenti si estende a macchia d'olio e potrebbe riguardare anche la scelta dei libri di testo per il prossimo anno scolastico 2015/2016.

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Politica Scuola

Alcuni Istituti, come il liceo classico Mamiani di Roma, ha sospeso la delibera, altri professori a settembre distribuiranno ai propri studenti delle dispense gratuite realizzate da loro stessi, altri professori, invece, indicheranno testi 'liberi'. Un fenomeno che rischia di creare ulteriore tensione: gli editori, infatti, hanno già espresso la loro preoccupazione per ciò che potrà accadere. Come viene riportato sul quotidiano torinese 'La Stampa', Giorgio Palumbo, presidente dell’Associazione italiana editori, si domanda come mai il dissenso dei docenti contro la riforma renziana debba finire per scaricarsi completamente sulle aziende e sugli operatori del settore che non hanno alcuna colpa di ciò che sta accadendo. 

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