"Se vogliono evitare il default devono agire perché la grexit è una possibilità": sono le lapidarie parole di Christine Lagarde rilasciate durante un intervista per un importante quotidiano tedesco al riguardo della difficile situazione che sta vivendo il Paese ellenico. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la Grecia dovrebbe provvedere immediatamente a calmierare la situazione del suo debito pubblico tramite nuove iniziative di austerità, operando nuove manovre restrittive principalmente su settori come quello delle Pensioni o del lavoro.

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L'idea è quella di un nuovo taglio sulla previdenza e sugli aiuti di welfare, in modo da rendere maggiormente sostenibile il peso del debito e da rimborsa la prossima rata in scadenza presso il FMI. Ma fino ad ora il Governo attualmente in carica ha assunto una posizione contraria, offrendo il proprio diniego a intervenire con nuovi tagli sui pensionati o sui lavoratori, già stremati da quelli precedenti e dalla condizione di profonda crisi che attraversa l'economia nazionale ormai da anni, senza apparente fine.

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Stante la situazione, resta ancora il dubbio su come potrà risolversi il braccio di ferro sulla questione del debito. Il Paese ellenico ha già affermato che nel caso non fosse trovata una soluzione di compromesso, la priorità andrà al pagamento di pensioni e stipendi pubblici; solo nel caso in cui dovessero avanzare ulteriori risorse si procederà a saldare le rate dei prestiti internazionali.

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"La priorità andrà alle pensioni" ha affermato il Ministro greco all'economia Yanis Varoufakis, evidenziando come lo scenario di un mancato pagamento riguardo alla prossima rata in scadenza il 5 giugno non sia da escludere totalmente. Le speranze del Paese ellenico consistono nell'ottenere una ristrutturazione del proprio debito, in modo da renderlo sostenibile senza ulteriori ricorsi ad attività di austerity. Ma gli organismi internazionali temono che nuove concessioni potrebbero mettere in dubbio gli sforzi per il risanamento già compiuti non solo dalla Grecia stessa, ma anche dalle altre nazioni appartenenti ai Paesi periferici.

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