Dopo la sentenza della Consulta che ha stabilito il rimborso per quei pensionati ai quali sono state bloccate le indicizzazioni delle pensioni del 2012 e 2013, il dibattito si sposta verso altri problemi sempre relativi alla riforma del sistema previdenziale italiano. Parliamo della problematica degli 'esodati' per i quali (e non solo per loro!) si richiede maggiore flessibilità da applicare alle norme pensionistiche.

Forse arriva la soluzione per la questione degli esodati

Per chi ancora non ne fosse a conoscenza, la questione esodati prende in considerazione quei lavoratori che, a seguito della legge Fornero approvata nel 2011 dal Governo Monti, si sono ritrovati senza stipendio (perché senza lavoro) e senza pensione. A quanto sembra, due provvedimenti giacciono in Parlamento in attesa di una determinante approvazione al fine di risolvere la problematica. I numeri dicono che sono circa 50mila gli esodati che necessitano di una salvaguardia al fine di trovare una giusta soluzione.

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Due proposte per gli esodati da parte del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle

Uno di questi provvedimenti è stato proposto dal Partito democratico che prenderebbe in considerazione, però, solamente 26mila persone, secondo quanto riportato dal sito pensionioggi.it, estendendo la salvaguardia alla data del 7 gennaio 2017. L'altro provvedimento, invece, è stato proposto dalla Lega Nord e propone di aprire una salvaguardia fino a raggiungere il completo esaurimento di risorse economiche disponibili per le casse dello Stato.

Sacconi ha presentato un ddl a tutela delle donne lavoratrici

La situazione sul fronte pensionistico sembra in continua evoluzione con Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro in Senato, che ha presentato una proposta di legge per rendere flessibile il nostro sistema pensionistico. Più in particolare, nel provvedimento si prevede un abbassamento dell'età pensionabile con alcune tutele nei confronti delle donne lavoratrici, idea messa in campo già qualche giorno fa dal Movimento 5 Stelle.

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La proposta che va per la maggiore è la possibilità di andare in pensione all'età di 62 anni con 35 anni di contributi con l'applicazione di penalizzazioni che possono raggiungere anche l'8 percento.

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