In questi giorni si parla insistentemente della cosiddetta 'Opzione Donna', il sistema sperimentale che permette alle donne lavoratrici di lasciare il lavoro con un abbassamento dell'età pensionabile. Sinora, sono state circa 28mila le donne che hanno aderito a questo regime subendo, però, un taglio sull'assegno pensionistico pari al 25/30 percento. La legge di riferimento è la numero 243 del 2014 con la quale è stata data la possibilità, al raggiungimento dei requisiti con 57 anni (dipendenti) o 58 anni (autonome) di età e con 35 di contributi, di lasciare il lavoro in cambio dell'applicazione del metodo contributivo sul trattamento pensionistico.

Nel 2014, circa 11.500 lavoratrici hanno aderito al regime sperimentale 'Opzione Donna'

C'è da dire che, nel primo periodo (prima del 2012), questa opzione non è stata molto utilizzata dato che non c'erano molti vantaggi sul pensionamento. Cosa diversa è accaduta negli ultimi anni, subito dopo l'approvazione della legge Fornero, a seguito della quale molte lavoratrici hanno approfittato del provvedimento in questione. Basti pensare che, solo nel 2014, circa 11.500 donne hanno aderito al sistema sperimentale 'Opzione Donna'.

Si sta cercando di far prorogare i termini per la presentazione delle domande al 31 dicembre 2018

L'utilizzo, però, di questo strumento appare sempre di più in forse, dato che la legge 243 prevede che le lavoratrici possono usufruire della norma raggiungendo, però, i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2015. Allo stesso tempo, dovrà essere effettuato un monitoraggio della situazione anche in considerazione delle esigue risorse finanziarie di cui dispone l'Italia. E' stata presentata, il mese scorso, una proposta di legge da parte del M5S che possa prorogare i termine di presentazione delle domande al 31 dicembre 2018.

Diverse opzioni per dare la possibilità di abbassare l'età pensionabile

Intanto continua il dibattito sulla flessibilità da applicare alla riforma del sistema previdenziale con alcune proposte che sono giunte sul tavolo del premier Renzi. L'ipotesi di applicare la Quota 100 è tuttora valida anche se molti sostengono che il sistema flessibile Quota 97 sia maggiormente applicabile con l'introduzione, però, di penalizzazioni che potranno raggiungere anche l'8 percento. Vedremo nei prossimi giorni come il governo Renzi affronterà la situazione previdenziale tenendo conto anche dei circa 3 miliardi di euro che le casse dello Stato dovranno sborsare per risarcire i pensionati ai quali, negli anni 2012 e 2013, sono state bloccate le indicizzazioni sui trattamenti pensionistici, a seguito della sentenza della Consulta del 30 aprile scorso.

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