Prende il via questa mattina nell'Aula di Montecitorio l'esame del decreto Renzi sui rimborsi che il governo è chiamato a convertire in legge entro e non oltre il 20 luglio. Il clima col quale si arriva al voto non è certo dei più sereni: il contenuto del provvedimento ha fatto discutere e parecchio, in primis per quel che concerne la platea di 'salvaguardati'. Solo 2 dei 15 miliardi di euro che il governo avrebbe dovuto restituire torneranno nelle tasche degli italiani, il tutto a meno di clamorose modifiche in sede parlamentare.

Le ultime news su pensioni e previdenza aggiornate ad oggi 24-06 si rifanno dunque all'iter di conversione in legge del decreto rimborsi, un procedimento che vede come spettatori più che interessati l'UE e Padoan. La scorsa settimana il presidente della BCE Mario Draghi ha bacchettato l'Italia ricordandole che non ha a disposizione grossi margini di spesa, da qui l'esigenza di stringere i cordoni della borsa.

Tradotto? Il decreto sui rimborsi non dovrà subire modifiche come invece vorrebbero sindacati e parti sociali. Cerchiamo allora di capire che cosa preveda in dettaglio il provvedimento e come funzionerà il rimborso.

Riforma pensioni oggi 24 giugno: Renzi e Padoan alla prova della Camera, il decreto va convertito entro il 20 luglio

'Per fare scelte giuste, anche rispetto all'obiettivo che ormai quasi tutti dicono di condividere, cioè ripristinare una flessibilità nel passaggio da lavoro a pensione, è utile ripartire da alcuni fondamentali - si legge sul portale di riferimento di Anna Giacobbe, membro del PD da sempre attivo sul fronte riforma della previdenza - Il tutto con una avvertenza, che riguarda la politica in senso proprio: i temi della previdenza, oggi, suscitano due sentimenti principalmente: il senso di ingiustizia e quello di incertezza. Per un sistema di sicurezza sociale è un problema molto serio, per il patto tra cittadini e cittadine e Stato, altrettanto'. Le ultime news su pensioni e previdenza aggiornate ad oggi 24 giugno si rifanno dunque all'avvio del dibattito sul decreto Renzi relativo ai rimborsi e si concentrano sul sottolineare l'estrema delicatezza dell'iter che sta per iniziare. Si perché rendere solo una piccola parte di quanto la Corte Costituzionale ha imposto può davvero incrinare quel rapporto di cui la stessa Giacobbe parla, una cinghia che dovrebbe legare indissolubilmente cittadini e Stato ma che al giorno d'oggi è sempre più flebile e labile.



Il decreto Legge n. 65 nasce dalla volontà di definire un meccanismo di adeguamento delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo per gli anni 2012 e 2013, il tutto dopo l'ormai famosa sentenza della Consulta. La Corte ha dichiarato incostituzionale quella norma della Legge Fornero che per due anni ha escluso ogni adeguamento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo. I pensionati si vedranno dunque restituire parte della mancata rivalutazione tramite il ricorso ad un meccanismo a scaglioni:



  • 40% per i trattamenti tra tre e quattro volte il minimo;
  • 20% per gli assegni da quattro a cinque volte il minimo;
  • 10% per le Pensioni tra cinque e sei volte il minimo;
  • nessuna rivalutazione a partire dalle pensioni pari a sei volte il minimo.



Come si diceva in apertura, Padoan e l'UE saranno spettatori più che interessati anche e soprattutto per via della quantità di risorse che il decreto farà rientrare nelle tasche degli italiani. L'iniziale tetto di 2 miliardi non andrà sfondato, in caso contrario si rischia di aumentare ulteriormente il monte spese previdenziale e dunque, di riflesso, di togliere risorse alla futura riforma della previdenza. Ricordiamo infine che nel decreto sono state inserite anche altre questioni urgenti, in particolare il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e la correzione del coefficiente di rivalutazione del montante contributivo per le pensioni calcolate con il sistema contributivo.
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