La buona volontà c'è, le intenzioni pure. Le questioni, annose ed incresciose, dei precoci e della Quota 96 scuola sembra che stiano per arrivare finalmente a soluzione. Le ultime novità ci rivelano che le due questioni pendenti da anni e più dibattute del momento stiano per "toccare terra" dopo una navigazione assai tempestosa e travagliata. Adesso l'orizzonte appare chiaro, solo una leggera foschia ostacola un approdo veloce. Foschia che va però dissolvendosi con il passare dei giorni. Fuori dalla metafora possiamo sostenere, certo al momento non con certezza assoluta, che sulla loro vicenda, considerate le volontà espresse da tutti anche attraverso la presentazione di disegni di legge, si stia per scrivere la parola fine in modo definitivo.

Difatti sia all'esame della Commissione lavoro della Camera, presieduta da Cesare Damiano in cui ci sono tre disegni di legge presentati uno dal PD e due dalla Lega Nord, che hanno l'identico scopo di rimediare alle criticità determinate dalla Legge Fornero del Governo Monti del 2011, sia al vaglio del governo ci sono allo studio interventi di soluzione particolareggiata e mirata dei casi ancora in sospeso e misure di più ampio respiro sulla flessibilità in uscita. Vedi precoci, quota 96, over 55enni e opzione donna.

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Le intenzioni di tutti sono quelle di estendere la possibilità di pensionamenti con le norme vigenti prima dell'approvazione della legge Fornero a quei soggetti che nel 2011 o avevano perso il lavoro o avevano raggiunti i requisiti ma che per un errore, vedi i quota 96 scuola, non son potuti andare in pensione, perché troppo giovani per poter uscire dal mondo del lavoro, avendo la “colpa” di aver iniziato a lavorare da piccoli, a 14/15 anni.

Vediamo allora come si sta sviluppando il dibattito sulla riforma della Fornero e quali le proposte in campo.

Pare proprio, a meno che non vi siano retromarcia clamorosi, che il piano Boeri sulla flessibilità in uscita con ricalcolo con il sistema contributivo non sia una strada percorribile.

Tutti si sono schierati contro, dai sindacati alla minoranza dem, per le forti penalizzazioni che un simile piano avrebbe sulle Pensioni di chi dovesse deciddere di abbandonare il mondo del lavoro prima dei requisiti vigenti. Si parla di un taglio ai vitalizi di una percentuale che oscilla dal 20 al 30%, insopportabile per chi vive di sola pensione. Tale proposta trova però consenziente l'Europa perché non avrebbe incidenze sul bilancio dello Stato, ma anche parte dello stesso governo.

Dall'altra parte ci sono le proposte presentate da più partiti che hanno un unico intento: la flessibilità in uscita con 62 anni di età e 35 anni di contributi ma con penalizzazione massima dell'8% decrescente mano mano che ci si avvicina all'età prevista.

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Oppure c'è la proposta di Damiano con 41 anni di contributi senza penalizzazione. Il governo ha solo da scegliere e lo farà in autunno con la legge di stabilità. Non ci resta che attendere.

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