Sembra che il mondo della Scuola, in vista del proseguimento della mobilitazione contro la riforma scuola 2015 di Renzi-Giannini, si stia muovendo verso la richiesta di un referendum abrogativo: in questa direzione si sono espresse quasi tutte le forze politiche dell'opposizione, ma anche la FIOM e lo stesso Pippo Civati. Al di là del tentativo della politica di mettere il cappello su una protesta che è partita dal basso, un elemento fondamentale va tenuto in conto: la raccolta di firme e la richiesta per il referendum non devono slittare oltre il 30 settembre, il problema è di procedura ed il rischio è che tutto venga rinviato al 2017/2018 quando sarebbe del tutto inutile proseguire lungo questa strada.

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Intanto, la protesta non sembra placarsi, bisogna capire quale sarà il livello di "conflittualità" che i docenti sceglieranno a partire dall'anno scolastico 2015-2016: si parla di sciopero del primo giorno di scuola, ma l'idea sarebbe quella di bloccare la macchina scolastica per un po'. Difficile, comunque, che la classe docente opti per forme troppo "estreme" di protesta: la motivazione è che la riforma scuola 2015 si fa forte di circa 100mila precari assunti che, certamente, non protesteranno.

Del resto, come sostengono i Cobas, questo è stato il motivo per cui il premier Renzi ha deciso di non separare i due provvedimenti: quello del piano di immissioni in ruolo 2015 e quello di riforma dell'istituzione scolastica.

Attenzione ai tempi: raccolta firme e riforma scuola 2015

Sembra che la vicenda greca, con tutti i limiti di quella esperienza, abbia dato nuova forza allo spirito referendario. E così, intorno alle questioni della riforma scuola ma non solo, Maurizio Landini della Fiom ha invitato alla raccolta firme per restituire al popolo la sovranità su tutta una serie di questioni fondamentali per lo svolgimento della vita economica e sociale del paese.

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L'elemento fondamentale, però, riguarda la tempistica: l'unico modo per far sì che il referendum possa avere una certa efficacia è che la raccolta delle firme sia pronta per il 30 settembre. In questo caso, il referendum si celebrerebbe nella primavera del 2016, altrimenti slitterebbe al 2017, quando, in concomitanza con le elezioni politiche, rischierebbe di saltare al 2018, quando ormai i giochi sarebbero del tutto compiuti. L'idea è quella di chiamare gli italiani a interrogarsi sull'abrogazione di una serie di norme che colpiscono il paese e che rappresentano il pacchetto di riforme che Renzi aveva promesso all'Europa: in primo luogo allora la riforma della scuola (questione dei presidi-manager), in secondo luogo il Jobs Act (soprattutto i licenziamenti collettivi e il demansionamento), poi c'è il cosiddetto Salva Italia e infine l'Italicum.

La sfida è molto importante, ma è chiaro che sarebbe necessaria un'organizzazione capillare: il problema è che la raccolta di firme per un referendum abrogativo necessita di macchine organizzative inserite nel tessuto sociale, è difficile che l'autorganizzazione dal basso possa riuscire in questo compito. Si attendono, insomma, i sindacati e le associazioni di categoria.

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