Si attendono oramai da settimane le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul tanto discusso e criticato ddl di riforma della scuola 2015 presentato da Renzi-Giannini. Sono state molte le prese di posizione da parte di giuristi importanti, su tutti pensiamo a Imposimato e Rodotà, che hanno messo in luce alcuni profili di incostituzionalità piuttosto evidenti che potrebbero portare il Presidente della Repubblica a non firmare.

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Eppure ci si attendeva qualcosa in più proprio da Sergio Mattarella: Giorgio Napolitano ha dimostrato, infatti, come un Presidente possa indicare la strada da prendere e incidere nella vita politica del paese. In questo senso, si comprende come da molte parti il silenzio di Mattarella sulla questione sia sembrato addirittura assordante. Un altro elemento va sottolineato: proprio Mattarella fu l'estensore di una sentenza del 2013 che dichiarava l'incostituzionalità di una riforma della Scuola regionale che aveva caratteristiche per certi versi simili a quella targata Renzi-Giannini.

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Il silenzio di Mattarella: news riforma scuola Renzi-Giannini

Correva l'anno 2013 quando la giunta Formigoni in Lombardia aveva proposto una riforma della scuola regionale che prevedeva, tra le altre questioni, anche la chiamata diretta da parte dei presidi per quanto riguarda il personale docente. Si trattava, in realtà, di una proposta anche più moderata rispetto a quella di Renzi-Giannini perché concerneva il personale supplente e non le immissioni in ruolo a tempo indeterminato.

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Scuola

In quella occasione, estensore Sergio Mattarella, venne emanata un'importante Sentenza della Corte Costituzionale (per chi fosse interessato, il riferimento normativo è il seguente: n. 76 del 24 aprile del 2013) che ne segnalava l'incostituzionalità e, di fatto, la bloccò. Gli appelli al Presidente della Repubblica sono stati molti e di vario tenore e genere, ma la risposta non è mai arrivata. In questo senso, alcuni dubbi restano, proprio nel momento in cui il ddl di riforma scuola Renzi-Giannini sta per diventare legge dello Stato.

Intanto, le iniziative potrebbero essere tante, tra cui quella di scrivere in massa al Presidente della Repubblica.

I sindacati promettono, comunque, ancora battaglia ed è possibile che l'anno scolastico 2015-2016 inizi all'insegna dello sciopero del primo giorno di scuola. I comitati e il mondo della scuola stanno già premendo per un referendum abrogativo: si attende oramai soltanto l'approvazione per dare inizio alla raccolta delle firme.

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Non si era vista una mobilitazione così vasta negli ultimi anni e non sembra che la scuola voglia "arrendersi": non resta altro che attendere gli sviluppi, e una delle vie, soprattutto per gli esclusi dal piano assunzioni, TFA, PAS e SFP, sarà probabilmente quello dei ricorsi.

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