In questi anni il disagio di molti insegnanti della Scuola pubblica si è manifestato a proposito del delicatissimo tema delle supplenze. Prima della riforma Gelmini l’orario didattico degli insegnanti si svolgeva su 18 ore settimanali. Queste ore permettevano non solo di coprire le eventuali supplenze del personale assente, senza ulteriori aggravi economici sul FIS, ma servivano anche per svolgere importanti attività legate alla didattica, come per esempio il “ricevimento delle famiglie”.

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L’orario didattico era spalmato in sei giorni lavorativi e all'insegnante spettava un giorno infrasettimanale come riposo lavorativo.

La Riforma Gelmini abolisce le ore "a disposizione"

La tanto odiata Riforma Gelmini ha eliminato del tutto queste preziose ore, rendendole, di fatto, tutte “frontali”. In molte istituzioni scolastiche, non essendoci più la possibilità di far fronte alle sostituzioni dei colleghi assenti, si sono messi in atto complicatissimi piani organizzativi di pronto intervento: gli ingressi posticipati e le uscite anticipate sono state una prassi costante, fino ad oggi.

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Tutto questo, nei primi anni della Riforma Gelmini, ha provocato parecchio malcontento nelle famiglie degli alunni.

Nel frattempo, la spending review ha provocato i suoi effetti: i trasferimenti del MIUR per il FIS, si sono ridotti vertiginosamente, con un ritmo sempre più incalzante di anno in anno. Ciò nonostante, i docenti della scuola pubblica hanno continuato a svolgere il loro lavoro, scarsamente retribuito.

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Scuola Matteo Renzi

Già a partire dal 2011, i Presidi, soffocati da questa inaspettata e grottesca situazione, riguardante la mancanza di personale, hanno iniziato ad escogitare geniali espedienti. Primo fra tutti la “settimana corta”. Tempo scuola in cinque giorni settimanali anziché i sei tradizionali. Un eccellente rimedio per le casse dell’Ente proprietario dell’edificio scolastico. Il risparmio si è ottenuto oltre che sulle spese di gestione (luce, gas, acqua ecc.) anche sul trasporto pubblico degli alunni. 

Il secondo espediente, messo in atto dai vari dirigenti scolastici, è stato quello della “riduzione oraria”.

Per evitare di effettuare delle supplenze a pagamento, molti D.S. hanno adottato, con i pareri favorevoli dei Consigli d’Istituto, la cosiddetta “riduzione oraria”. Le classiche unità didattiche di 60 minuti sono state ridotte a 55 minuti o più. Tale riduzione oraria ha obbligato il docente a dover restituire alla scuola le ore che non si sono effettuate durante tutto l’anno scolastico. Questa restituzione è avvenuta sotto forma di ore di supplenza gratuita. Dall’altro lato, questa circostanza ha permesso alle istituzioni scolastiche di approntare un piano organizzativo efficiente e in maniera del tutto gratuito.

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Restituiamo dignità alla didattica. Paghiamo le "supplenze" con il FIS.

Il corpo docenti della scuola pubblica si augura di risolvere al più presto questa indecente situazione, soprattutto dopo l’entrata in vigore della nuova Riforma della Scuola attraverso la Legge 107/2015 e del cosiddetto organico funzionale composto da circa 49.000 unità. Ci si augura, infine, di non dover più restituire, in maniera celata e illegale, ore dedicate alla didattica sotto forma di supplenze mai retribuite.

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