La Naspi si sta rivelando più complicata del previsto, tra ritardi dei pagamenti e casi particolari, la confusione in coloro che devono percepirla è tanta. Il nuovo sussidio di disoccupazione, valido dal 1° maggio 2015 e creato in sostituzione di Aspi e Mini Aspi è ancora nella fase iniziale e quindi la sua macchina operativa non funziona ancora a pieno regime. L’Inps con la circolare 142/2015 del 29 luglio, ha provveduto a chiarire tutti gli aspetti non disciplinati del nuovo strumento.

La circolare INPS e le ipotesi di trasformazione della mobilità

Abbiamo detto che l’INPS, qualche giorno fa è uscita con una nuova circolare delucidativa su tutti gli aspetti non disciplinati dalle norme in vigore ma che effettivamente possono incidere sulla prestazione da erogare. Per i soggetti per esempio che hanno presentato domanda di mobilità non sarà possibile presentare la domanda di disoccupazione e quindi non sarà possibile percepire la Naspi.

Anche se il trattamento economico che offrirebbe la Naspi, sia superiore a quello della mobilità, il soggetto beneficiario non ha facoltà di optare tra una delle due prestazioni ma percepirà esclusivamente la mobilità. Diverso il caso in cui la domanda di mobilità venga respinta. In questo caso è concessa facoltà di presentare la domanda per l’ottenimento della Naspi entro 30 giorni dalla data di reiezione della domanda di mobilità.

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Le due indennità non sono quindi cumulabili e quindi un lavoratore che sia stato licenziato in un provvedimento di licenziamento collettivo, otterrà se accolta solo la mobilità.

I requisiti contributivi per l’accesso

Nel calcolo dell’indennità, importantissimi sono i contributi versati nel quadriennio precedente la data di inizio del periodo di disoccupazione. Sia l’imposto da erogare, che la durata infatti sono influenzati dagli ultimi 4 anni di lavoro svolti.

L’INPS specifica che qualora nei 4 anni precedenti, il lavoratore interessato ad ottenere la Naspi, abbia avuto uno o più periodi interessati da malattie, casse integrazioni ed altri periodi considerati neutri ai fini del calcolo, si amplierà il quadriennio a ritroso per un periodo pari alla durata dei periodi neutri. In altri termini un lavoratore che dal 2011 al 2015 ha avuto un anno di cassa integrazione nel 2012, non perderà l’anno ai fini del calcolo, ma il quadriennio di riferimento partirà dal 2010.

Periodi da considerarsi neutri sono il lavoro all’estero in Paesi non convenzionati, la Cassa Integrazione in deroga, la malattia e l’aspettativa sindacale o per cariche elettive. Naturalmente lo stesso meccanismo vale oltre che per il calcolo dell’anzianità contributiva nei 4 anni, anche per il requisito delle 30 giornate di lavoro nell’ultimo anno di lavoro prima della disoccupazione.

Chiarimenti per dimissioni e licenziamenti con giusta causa

L’INPS chiarisce che non ostacola la concessione dell’indennità, il licenziamento con accettazione dell'offerta di conciliazione.

L’Istituto chiarisce infatti che in caso di licenziamento il datore di lavoro può offrire al lavoratore un importo per evitare azioni da parte del lavoratore in altre sedi. L’ accettazione da parte del lavoratore dell’offerta da parte del datore di lavoro, comporta l’estinzione del rapporto di lavoro alla data del licenziamento ma non pregiudica l’accesso alla Naspi. È specificato anche che il licenziamento disciplinare non è paragonabile alle dimissioni non essendo considerato volontario da parte del lavoratore e quindi non è ostativo in materia di Naspi. Anche il rifiuto ad un trasferimento di luogo di lavoro, ordinato dal datore di lavoro e rifiutato dal lavoratore che porta alla risoluzione del rapporto di lavoro non ostacola la concessione della disoccupazione. Questo a condizione che il trasferimento sia di almeno 50 km dalla vecchia sede di lavoro.

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