"Visto che chi vuole restare al lavoro fino a 70 anni ha diritto ad una rivalutazione del trattamento, perché non consentire a chi vuole uscire prima, anche per motivi familiari o personali, di poterlo fare, accettando una riduzione dell'assegno?". Lo ha domandatoil sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, sottolineando così la propria opinione sul tema della flessibilità previdenziale. Il tecnico però spiega anche quale potrebbe essere il possibile meccanismo di uscita: "naturalmente si tratta di calcolare la penalizzazione in modo equilibrato".

Il fine implicito sarebbe quello di poter garantire un compromesso tra le esigenze di flessibilità dei lavoratori e quelle di tenuta dei conti e del bilancio pubblico da parte dell'esecutivo, anche perché una o più misure che non dovessero rispettare questa linea verrebbero vanificate da un successivo rifiuto in sede di esame europeo.

Pensioni, per le anticipate gli occhi restano puntati sulla prossima legge di stabilità

Stante la situazione, è chiaro che le parole pronunciate dal sottosegretario durante un'intervista del Sole 24 ore appaiono di buon auspicio per l'arrivo di una soluzione definitiva.

Anche perché una simile iniziativa potrebbe avere un'importante valore di discontinuità nella gestione del welfare anche per i giovani, che in molti casi hanno sofferto indirettamente del blocco sui pensionamenti (sperimentando un livello di disoccupazione giovanile cresciuto oltre il 40%). Ma sulla vicendapotrebbero incidere anche i risparmi derivanti dal venire meno di molte pratiche di welfare, visto che al momento molti disoccupati in età avanzata percepiscono comunque dei sussidi. È in questo senso che la flessibilità in uscita può arrivare a realizzare non solo "vantaggi sociali, ma anche economici".

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Pensioni

Riforma della previdenza, si attende esito delle proposte in arrivo da Damiano - Baretta e dalla Commissione lavoro

Nel frattempo l'esecutivo starebbe vagliando attraverso un'apposita istruttoria le proposte di modifica alla normativa giunte non solo dal sottosegretario Baretta, ma anche dall'Inps e dalla Commissione lavoro alla Camera. Il Presidente Cesare Damiano è infatti cofirmatario della ipotesi di pensionamento con la quota 97, che prevede l'uscita con 62 anni di età e 35 di versamenti, seppure andrà aggiunta una penalizzazione che al momento sembra stimata tra l'8% e il 20%.

Per i precoci vi sarebbe invece l'idea di permettere l'uscita già a partire dai 41 anni di contribuzione, senza ulteriori penalità. Altre misure allo studio sarebbero invece quelle del sostegno al reddito e infine del pensionamento anticipato contributivo, che avrebbe il vantaggio di aprire le porte dell'Inps con largo anticipo seppure al prezzo di una forte penalizzazione rispetto al conteggio retributivo.

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