Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera ed esponente della minoranza Dem del Partito Democratico, fa sentire la sua voce in questo momento in cui si discute le modifiche da attuare alla legge previdenziale in vigore. Lo stesso Damiano non è d'accordo con quanto evidenziato dal vice-ministro dell'Economia Enrico Morando: 'Se la flessibilità da introdurre per arrivare ad un nuovo sistema pensionistico deve causare una soluzione neutrale per le casse dello Statobisogna dare qualche altra spiegazione per non trasformare il tutto in una vera e propria presa in giro'.

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Damiano: '80 miliardi di euro di risparmi nel decennio 2010-2022'

Cesare Damiano evidenzia che le penalizzazioni, a cui potrebbero essere sottoposti gli assegni previdenziali, sarebbero non inferiori al 30 percento, una forte decurtazione che influirebbe moltissimo sulle future Pensioni: quindi una soluzione non favorevole ai lavoratori. Inoltre, secondo l'esponente del Pd, i risparmi accumulati nel decennio 2012-2022, grazie alla riforma Fornero, potrebbero equivalere a 80 miliardi di euro. 'Può essere che non sia possibile utilizzare una parte di questa cifra per applicare la flessibilità al nostro sistema previdenziale?', si chiede il presidente della Commissione Lavoro.

Damiano: '62 anni e 35 anni di contributi con una penalità massima dell'8 percento'

I conti dell'Inps, enunciati da Tito Boeri durante l'audizione alla Camera avvenuta agli inizi del mese di luglio, vengono contestati da Damiano. Egli auspica una soluzione che possa consentire ai lavoratori di lasciare il lavoro al raggiungimento dei 62 anni di età e 35 anni di versamenti contributivi, con una penalizzazione massima dell'8 percento. 'Chi fa un lavoro pesante potrà, così, usufruire della pensione anticipata.

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Chi preferisce rimanere al lavoro lo potrà fare fino all'età di 70 anni', conclude Cesare Damiano.

Non ci resta che aspettare i prossimi giorni, quando il Governo Renzi dovrà decidere come attuare la riforma del sistema previdenziale italiano al fine di abbassare l'età pensionabile e consentire, così, il tanto atteso ricambio generazionale.