Che il tema previdenziale sia entrato nel nostro “menage” quotidiano,è fatto ormai risaputo. Non passa giorno, infatti, in cui non si leggono dichiarazioni a favore o contro quella proposta o che non si facciano ipotesi di intervento per riformare gli strumenti pensionistici vigenti legati alle rigide norme della legge Fornero del Governo Monti del dicembre 2011. Più volte, anche noi, ci siamo soffermati in questo periodo sulle varie ipotesi in campo di riforma della legge vigente seguendone il dibattito e le varie posizioni in campo.

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Quello che di certo c'è che a settembre avremo uno schema sulla flessibilità in uscita, che di sicuro terrà conto delle varie proposte formulate da partiti, sindacati e da singole personalità, a dimostrazione che esiste una chiara esigenza di un intervento, sulla previdenza e sul welfare in generale. 

Il pensiero del sottosegretario all'economia Beretta prevede un compromesso tra Damiano e Boeri

Il pieddino Pier Paolo Baretta, sottosegretario all'Economia, in un'intervista rilasciata al Secolo XIX evidenzia tale esigenza e come essa sia non più rinviabile.

Il tema della flessibilità è ormai condizione imprescindibile nel momento in cui si vuole affrontare la questione previdenziale. Anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha indicato di voler andare in questa direzione. “È un'esigenza condivisa dal Parlamento ed anche dalle parti sociali” sostiene Baretta. Ricordiamo che il sottosegretario all'economia è cofirmatario insieme al presidente della commissione lavoro della Camera (del resto suo compagno di partito) Cesare Damiano della proposta di legge sulla pensione anticipata e un'uscita più flessibile che prevede l'applicazione sulla quota retributiva della pensione una decurtazione del 2 per cento per ogni anno di anticipo, a partire dai 62, rispetto all'età oggi vigente (66 anni, legge Fornero).

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Proposta che si contrappone al piano presentato da presidente dell'Inps Tito Boeri, che invece prevede il calcolo contributivo su tutta l'età pensionabile. Sempre secondo il sottosegretario Beretta, si può anche arrivare ad una sintesi delle due proposte ipotizzando tagli più consistenti o una diversa modulazione. Lo stesso istituto previdenziale sta lavorando su questa ipotesi, sostiene Baretta sempre nell'intervista rilasciata al Secolo XIX, come riportato da PensioniOggi. Esiste la possibilità di ragionare su un'ipotesi intermedia, che preveda contributi di solidarietà ma che sappia differenziare i trattamenti alti da quelli bassi e medi-bassi sui quali non applicare un ricalcolo totalmente contributivo.

Sembrerebbe dalle parole del sottosegretario all'economia che il governo non scarterebbe in toto l'ipotesi Boeri, ma che invece stia cercando un'ipotesi che sappia mediare tra la flessibilità prevista dal piano Damiano e quella di Boeri. Magari trovando una sintesi proprio su un compromesso che preveda sempre come base di partenza per l'uscita i 62 anni, con un ab­battimento annuo del 2% se si scegliesse di anticipare l'uscita di un anno, taglio che salirebbe al 5% e all'8% se si optasse per un'uscita rispettivamente a 64 o a 63 anni, per raggiungere il 12% per chi decidesse di la­sciare con 4 anni d'anticipo, cioè a 62 anni.

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In questo modo i parametri dell'età di riferimento fissati dalla legge Fornero resterebbero gli stessi, in cambio si otterrebbero più occasioni di lavoro per i giovani, favorendo il ricambio generazionale.

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