Le ultime notizie che fuoriescono dalle stanze di Governo per quanto concerne la riforma delle Pensioni non lasciano più dubbi. La penalizzazione a cui andranno incontro i futuri pensionati, o almeno quelli che scelgono l’uscita anticipata dal lavoro, sarà più alta di quanto si credeva fino a d oggi. La flessibilità in uscita quindi tiene ancora banco nei lavori in Parlamento e resta sempre difficile mettere tutti d’accordo. La possibilità che si arrivi ad una soluzione rapida e che la riforma sia inserita nella prossima Legge di Stabilità, resta ancora bassa, ma i lavori continuano incessantemente.

Ultimi aggiornamenti sulle proposte presentate

La proposta Boeri, con il ricalcolo contributivo ed una quasi certa, altissima penalizzazione per i pensionati è scartata dall’esecutivo. Penalizzare troppo i pensionati per il Premier Matteo Renzi, sarebbe più deleterio che lasciare in piedi la Legge Fornero, almeno per quanto riguarda gli indici di gradimento del suo operato. La proposta Damiano-Boeri con penalizzazioni minime non può essere adottata per via degli alti costi che dovrebbe sostenere lo Stato, almeno nel breve periodo. Stesso discorso anche per quota 100 e per l’uscita a 41 anni di contributi per i lavoratori precoci. In conclusione, qualsiasi proposta, progetto o idea che gravi eccessivamente sulle casse pubbliche, non può essere presa in considerazione.

Ipotesi in piedi

Un altro fattore importante è la ristrettezza dei tempi, se è vero che la prossima Legge di Stabilità dovrà essere presentata già per il 15 ottobre. I tempi stringono e la riforma resta difficile da mettere a punto, la flessibilità è un capitolo particolare, ci vorrà sicuramente più tempo. Resta comunque in piedi la proposta di uscita a 62 anni e 35 di contributi con una penalizzazione però, che crescerebbe fino al 4% per ogni anno di anticipo.

Si tratterebbe di allargare anche agli uomini la famosa opzione donna.Anche se le voci parlano di stabilire un limite del 10% massimo di penalità, crediamo che sia difficile che un lavoratore scelga di uscire 4 anni prima dal lavoro per andare in pensione con un assegno ridotto del 16%. Per chiarire meglio, un pensionato che dovrebbe percepire un assegno da 1.000 euro al mese a 66 anni e 10 mesi, potrà scegliere di andarsene in pensione a 62 anni rinunciando a 160 euro al mese.

Naturalmente, più alta è la pensione che si dovrebbe percepire, più alta è la somma che bisogna lasciare per la penalizzazione. Se si crede che questo, venga preso come un incentivo a lasciare prima il lavoro, per permettere il turn over e per dare lavoro ai giovani, siamo certi che sia un credo errato. Si pensa anche di predisporre una flessibilità contributiva, cioè permettere ai datori di lavoro ed ai lavoratori di versare i contributi in maniera volontaria per permettere di raggiungere i requisiti pensionistici in anticipo.

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