I lavoratori con 63 anni potranno andare verso la pensione lavorando part-time: questa la soluzione per una parziale uscita dai vincoli della Legge Fornero che sembra essere stata trovata dal governo. Dopo mesi di proposte ed ipotesi, di annunci e smentite, ultima quella del premier Matteo Renzi che a Rai 3 ha annunciato l'introduzione della flessibilità in uscita solo per il 2016, arrivano a sorpresa indiscrezioni circa provvedimenti allo studio sulle Pensioni anticipate che dovrebbero essere introdotti nella Legge di Stabilità che sarà presentata domani.

Part time per gli over 63 al posto delle pensioni anticipate: la misura allo studio del governo

Secondo le clamorose indiscrezioni delle ultime ore, i tecnici del governo avrebbero messo a punto una manovra per dare una prima risposta alle proteste dei sindacati, compatti nel bocciare l'annuncio di Renzi sul rinvio dell'introduzione della flessibilità in uscita al 2016. Si tratterebbe della possibilità, per i lavoratori che dal 2016 al 2018 matureranno i requisiti per andare in pensione con la Legge Fornero, di contrattare con il datore di lavoro, al raggiungimento dei 63 anni e 7 mesi, un part time al 40 o al 60 per cento.

Il datore di lavoro verserebbe in busta paga il netto dei contributi che dovrebbe versare all'Inps, senza essere obbligato a nuove assunzioni, mentre a carico dello Stato rimarrebbe il versamento dei contributi figurativi a completamento, in modo che il lavoratore potrà comunque percepire per intero la pensione spettante.

Pensioni: novità anche per 'Opzione Donna' e salvaguardia esodati

Oltre al part time per i lavoratori con almeno 63 anni, altre misure potrebbero essere contenute nella Legge di Stabilità che sarà varata dal Consiglio dei Ministri il 15 ottobre.

Sempre a proposito delle pensioni anticipate, ci sono indiscrezioni in merito all'introduzione di una sorta di solidarietà collettiva, finalizzata all'introduzione del part time al 50 per cento per i lavoratori a due anni dalla pensione che continuerebbero, comunque, a cumulare la pensione per la quota oraria non lavorata. Per le aziende, ci sarebbe il vantaggio di sgravi per l'assunzione di lavoratori giovani.

Altre misure dovrebbero riguardare la proroga dell'Opzione Donna, e la salvaguardia per almeno 25mila esodati.

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