Il capitolo pensione anticipata è stato rinviato dal Governo Renzi al 2016: niente flessibilità in uscita dal lavoro, dunque, nella legge di Stabilità che verrà approvata domani, 15 ottobre.Ma le ipotesi al vaglio dell’Esecutivo sono molteplici: l’obiettivo di dati, tabelle e simulazioni è quello di rendere meno rigido il sistema pensionistico imperniato sulla Legge Fornero, finanziandolo con i contributi delle passate generazioni a vantaggio di chi ha perduto il lavoro ed ha un’età incompatibile con una nuova occupazione, dei giovani e delle donne.

Pensioni anticipate, simulazione su età e contributi: speranza di vita e precoci, età flessibile e 9 mesi di bonus alle donne per ciascun figlio

Il Corriere della Sera ha pubblicato una simulazione sulle pensioni anticipate che parte dalla considerazione che occorre intervenire sui due canali di uscita dal lavoro, ovvero l’età anagrafica e gli anni di contributi versati. Ma occorrerà agire anche su tre ostacoli che irrigidiscono la completa flessibilità, ovvero:

  • eliminare il legame degli anni contributivi alla speranza di vita, poco imparziale e costituzionale (in futuro occorreranno 45 anni di contributi per la pensione, mentre il numero giusto si attesta sui 41/41,5 anni, anche per andare incontro alle richieste dei lavoratori precoci);
  • l’età anagrafica flessibile tra i 63 ed i 71 anni, con almeno 35 anni di contributi versati;
  • alle donne verrebbero applicate le stesse condizioni con uno sconto di 9 mesi per ciascun figlio avuto, fino ad un massimo di 3.

Tabella pensione anticipata: uscita dai 63 anni, taglio massimo 12-15%

Assunte queste premesse, i possibili tagli sull’assegno pensionistico di chi dovesse decidere di andare in pensione anticipata, lasciando il lavoro prima di aver raggiunto i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia si attesterebbero su questi valori:

  • per chi esce a 63 anni con 35 anni di contributi, il taglio sarebbe compreso in una forbice tra il 12 ed il 15 per cento; con 36 anni di contributi, il taglio si abbasserebbe al 10 per cento, con 37 anni di contributi all’8%, con 38 al 6,4%, con 39 al 5,1%, con 40 al 4% e con 41, a qualunque età si esca, allo 0,5%;
  • chi esce a 64 anni con 35 anni di contributi rinuncia al 9% dell’assegno pensionistico, con 36 al 7,2%, con 37 al 5,8%, con 38 al 4,6%, con 39 al 3,6% e con 40 al 2,9%;
  • per chi esce a 65 anni, i tagli sono, rispettivamente, del 6 per cento, 4,8%, 3,9%, 3,3% 2,7% e 2,1%;
  • per chi esce a 66 anni, i tagli sono del 3 per cento con 35 anni di contributi versati, 2,4% con 36, 2%, 1,6%, 1,2% e 0,9%;
  • infine, chi esce a 67 anni non avrà alcuna penalizzazione.

Ai tagli andranno applicati i coefficienti di trasformazione che si applicano alla quota contributiva della pensione e che sono inerenti al triennio 2016/2018.

Ecco nel dettaglio i coefficienti:

  • 63 anni, 5,002 con una riduzione del -1,81% rispetto ai coefficienti del triennio precedente;
  • 64 anni, 5,159 (-1,9%);
  • 65 anni, 5,326 (-2,01%);
  • 66 anni, 5,506 (-2,01%);
  • 67 anni, 5,7 (-2,17%);
  • 68 anni, 5,91 (-2,25%),
  • 69 anni, 6,135 (-2,36%);
  • 70 anni, 6,378 (-2,5%).
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