Tra le ipotesi possibili, sulla flessibilità pensionistica in uscita, ventilate negli ultimi giorni, si fa strada quella, modificata in alcuni punti, dell'ex ministro Enrico Giovannini. E' una soluzione che potrebbe consentire, a chi è prossimo alla pensione, di percepire un assegno mensile, per arrivare alla pensione definitiva di vecchiaia. Ciò può avvenire, a seguito di un accordo con l'azienda, in anticipo di 3-4 anni sulla scadenza regolare. L'assegno di anticipo, dell'importo di 750-800 per 13 mensilità annuali, verrebbe erogato fino al raggiungimento dell'età giusta ed i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia.

In sostanza si tratta di un prestito.

Restituzione del prestito

Le somme erogate verranno restituite integralmente dal lavoratore, mediante detrazione dalla pensione definitiva con una somma che oscilla da 50 a 70 euro mensili e con una incidenza dal 2 al 4% della pensione. Al pagamento dell'assegno anticipato concorre l'azienda, salvo poi la restituzione di parte, col versamento di un contributo una tantum di 18-24 mensilità e col pagamento dei contributi per gli anni mancanti all'età normale. L'Inps dovrebbe poi restituire all'azienda quanto anticipato, man mano che il lavoratore restituisce il prestito.

Questa soluzione riguarderebbe quei lavoratori che sono in prossimità della pensione ed a rischio disoccupazione.

L'ipotesiè subordinata ad altra proposta più estesa

L'ipotesi descritta (APA), potrebbe essere presa seriamente in considerazione, se non dovesse passare una proposta più estesa come di seguito: "Pensionamento a 63 anni con penalizzazioni del 3-4% per ogni anno mancante ai 66 e 7 mesi, o, solo per le donne, una misura analoga all'opzione donna, ma con requisiti più elevati degli attuali".

Questo intervento comporta una spesa, che è allo studio, ma sicuramente molto elevata, a differenza del prestito aziendale, più sostenibile. La Commissione Europea, nel rapporto sull'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche, ritiene che si debba consentire il pensionamento ai lavoratori con non meno di 40-45 di anni di contribuzione e questo per consentire alle future generazioni uguale trattamento.

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