Secondo i dati stilati dall'Istat, le aspettative di vita sono aumentate, e per evitare l'erogazione della pensione per un periodo troppo lungo, le normative europea prevedono l'uscita dal mondo del lavoro a 70 anni. A partire dal primo gennaio 2016, aumenterà l'età anagrafica per accedere alla pensione: sono necessari 66 anni e 3 mesi, ma non è nulla se si pensa che ogni due/tre anni gli anni di contributi necessari per avere diritto al pensionamento aumentano di 2/3 mesi. Queste norme servono a dare un aiuto all'economia italiana, ma classificano il nostro sistema pensionistico come uno tra i più rigidi d'Europa.

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L'età pensionabile sale, il lavoro giovanile scende

Obbligando i lavoratori ad un'uscita dal mondo del lavoro sempre più tardiva, si lasciano senza un'occupazione sempre più giovani: va da sé che ci rischia di generare nel nostro paese un sistema lavorativo vecchio con una produttività minima. La Camera dei Deputati ha realizzato un dossier il cui contenuto dovrebbe destare preoccupazione: il nostro paese, rispetto al resto d'Europa, persino a confronto con la rigida Germania, risulta essere quello con leggi per accedere alla pensione più rigide.

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Come se non bastasse, l'avere cambiato il metodo di calcolo per quantificare l'assegno spettante ad ogni lavoratore, penalizza ulteriormente l'assegno pensionistico, andando a gravare maggiormente su una situazione già al collasso.

Prestito pensionistico e decisioni Renzi

Secondo lo stesso Mario Draghi , l'Europa si opporrebbe alle riforme che il nostro Governo vuole effettuare in tema di Pensioni: il costo economico risulta essere troppo elevato ed impossibile da sostenere.

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Pensioni

Il principio sul quale si base il disaccordo generato è che più si lavora e più tardi si andrà in pensione, ma si percepirà anche un trattamento economico più alto. A quanto pare Renzi mira a dare più ascolto ai richiami di Bruxelles: sostenere costi troppo elevati sarebbe un duro colpo alla lenta ripresa del nostro paese e quindi non è fattibile per le casse dello Stato coprire tutte le voci visto l'elevata sostanza della loro entità.

Renzi mira a portare garanzie affidabili al fine di aprire un trattato, nel quale ci sia un margine di successo, con Bruxelles: mantenere inalterate le condizioni della quota 41, 100 e 101 sembra quindi impossibile, anche Padoan ha affermato che è quasi impossibile che il tema della flessibilità venga trattato entro quest'anno. Le opinioni si dividono in due parti: c'è chi sostiene che i costi all'interno di un lungo lasso di tempo, vengono riequilibrati poiché grazie alle penalizzazioni la cifra sostenuta dall'Inps andrebbe diminuendo; la scuola di pensiero contraria afferma che i costi, come primo colpo, andrebbero ad impennarsi ed a pesare troppo sulle casse dello Stato. Ma quindi cosa ne sarà di lavoratori precoci?

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La flessibilità è solo un'utopia?

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