Non si contano più le proposte di riforma delle pensioni che il governo Renzi sta passando al vaglio; proprio ieri è intervenuto il ministro Poletti sottolineando come l'esecutivo stia lavorando ad una serie di simulazioni per poter comprendere quale tipologia di manovra mettere in campo. In ordine di tempo, l'ultima proposta è quella del prestito pensionistico a carico dei datori di lavoro: la somma che permetterebbe l'uscita anticipata dal mondo del lavoro sarebbe versata dalle aziende per i privati e dallo Stato per i pubblici per poi essere restituita dai pensionati attraverso una trattenuta sull'assegno pensionistico.

Pubblicità
Pubblicità

L'idea sembrerebbe abbastanza 'indolore' per tutti, anche se non è chiaro quale sarebbe poi l'entità della trattenuta sull'assegno; nel frattempo, la proposta sembra perdere quota perché è probabile che le aziende non possano anticipare somme così elevate.

Intanto, lo scontro con i sindacati si fa sempre più aspro: dopo che è saltato il tavolo delle trattative con Confindustria, potrebbero deteriorarsi ancora di più i rapporti con il Governo Renzi proprio sulla questione della riforma delle pensioni per il 2015-2016.

L'ultimo intervento in ordine di tempo è quello di Annamaria Furlan che ha chiesto all'esecutivo una manovra sulle Pensioni che non affami coloro che già con queste regole e senza ulteriori penalizzazioni percepiscono o percepiranno un assegno che si aggira intorno a 900/1000 euro al mese.  

Chi finanzierà il prestito pensionistico? Ultime news all'8 ottobre sulla riforma pensioni Renzi  

Restano in sospeso, comunque, tutte le questioni riguardanti la previdenza: c'è da risolvere la questione delle salvaguardie per gli esodati, procedere con la proroga o l'estensione dell'opzione donna e, ovviamente, finanziare una forma di flessibilità in uscita.

Pubblicità

Insomma, sembra essere sempre più chiaro che i fondi avanzati dagli esodati e quelli predisposti per le pensioni donne potrebbero confluire nel finanziare il prestito pensionistico e le altre manovre economiche del governo Renzi: i ritardi del MEF nel 'riconsegnare' i fondi e, contemporaneamente, i continui annunci di una flessibilità a costo zero sembrano indicare che a finanziare il prestito pensionistico, qualora dovesse divenire realtà, vi sarebbero gli altri fondi previdenziali.

Renzi, insomma, è alla ricerca di soldi per far quadrare la sua legge di stabilità ed è possibile che altre sue manovre possano ‘ingoiare’ i possibili fondi per la previdenza: l’abolizione della Tasi (con la conseguenza che il governo dovrà ‘risarcire’ i comuni, altrimenti i bilanci rischierebbero di saltare) e la manovra sull’Ires necessitano di fondi che potrebbero essere presi sempre dai risparmi previdenziali. Come si diceva un tempo, quello degli esodati e delle donne è un 'tesoretto' che deve essere reinvestito: il timore è che venga usato per tutt'altro.  

Insomma, si tratta sempre di più di scelte di politica economica in generale che non di interventi su singoli capitoli: l’idea del governo Renzi è che a pagare gli interventi di politica sociale (dalle pensioni alla tassazione sulle case, passando per la sanità) debbano essere i lavoratori e i pensionandi.

Pubblicità

Il motivo principale per cui, forse, non ci sarà mai una riforma delle pensioni Renzi in chiave realmente 'sociale' è che essa non può rientrare all’interno di questa idea di politica economica. Per chi, comunque, volesse restare aggiornato sulla questione previdenziale, il consiglio è di cliccare su ‘Segui’ in alto sopra l’articolo.

Leggi tutto