All'inizio, per quanto riguarda il ruolo acquisito con la fase C, si era parlato anche da fonti ministeriali di uno status giuridico, al quale non sarebbe corrisposto quello economico. In sostanza c'era la possibilità di entrare di ruolo nella Scuola, con un contratto a tempo indeterminato, ma soltanto giuridicamente, con il contratto a partire dall'1 settembre 2015. Per la percezione dello stipendio, invece, si parlava di tempi più lunghi. La situazione è cambiata quando il Ministero ha deciso di far coincidere il ruolo giuridico con quello economico: tutto direttamente a novembre.

Questo vuol dire che gli insegnanti assunti per il potenziamento nella fase C dovranno prendere subito servizio presso la sede scolastica loro assegnata.

Conviene la supplenza al 30 giugno?

Secondo le disposizioni ministeriali, chi risulterà titolare in quest'anno scolastico 2015/2016 di una supplenza al 30 giugno avrà la possibilità di rimandare di un anno la presa di servizio in ruolo presso la sede assegnata. Tutto ciò dovrebbe permettere di ridurre al minimo gli spostamenti tra le varie regioni, che inevitabilmente ci saranno con le regole stabilite per le assunzioni.

I candidati, infatti, hanno dovuto presentare domanda per essere assunti di ruolo in 100 province italiane. Sarà il cervellone del Miur a valutare le loro richieste e a stabilire in quale provincia, anche lontano da casa, si risulterà assegnatari. Ma quanto conviene la supplenza al 30 giugno, per non rischiare di partire? Dal punto di vista economico il fatto non sembra molto conveniente, perché, se si rinuncia alla supplenza annuale, si può subito prendere il ruolo e ricevere un trattamento economico adeguato.

E' possibile lasciare la supplenza?

La scelta degli insegnanti, però, non sarà così semplice come potrebbe apparire. Molto complessa è la situazione, perché ci sono pareri discordanti, che provengono dai protagonisti del mondo della scuola, sulla possibilità o meno di lasciare una supplenza fino al 30 giugno, per poter prendere servizio direttamente nella sede di ruolo. I più propendono per il sì, ricordando come questa sia una possibilità prevista.

Tuttavia, in merito all'argomento, non ci sono risposte univoche, perché sembrerebbe esserci un vuoto legislativo, che non consente di stabilire con certezza il da farsi.

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